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EREDITA’ DAL PASSATO – Bauhaus: un “nuovo” modo di guardare

Composizione astratta
Dalila Rosa Miceli; Composizione astratta -Congiunzione; 2020

Angeli del passato

Nel 1920 Paul Klee, già esponente del corpo docenti della scuola del Bauhaus, realizza un piccolo bozzetto che passerà alla storia come “Angelus Novus” e che sarà fondamentale nell’elaborazione degli scritti sulle Tesi di filosofia della Storia del pensatore tedesco Walter Benjamin. L’angelo della storia è rivolto verso il futuro e il progresso, eppure il suo sguardo va al passato. Sono gli anni di crisi e di incertezza che precedono l’ascesa dei totalitarismi, ma sono anche gli stessi in cui le avanguardie proseguono con le loro sperimentazioni, in un panorama artistico che diviene sempre più composito, fatto di molteplici sfaccettature tutte accomunate da una carica rivoluzionaria che mira ad un nuovo modo di fare arte e di guardare la vita.

Ma oggi, in un’epoca in cui ogni aspetto della nostra esistenza viene progettato pensando al futuro, all’insegna di una spinta all’innovazione sempre più specifica e settoriale, che valore ha guardare al passato? Possiamo imparare a redimere secondo il nostro modo di vivere insegnamenti che già per il loro tempo apparivano sovversivi?

Paul Klee, Angelus Novus
Paul Klee; Angelus Novus; 1920; Berna – Zentrum Paul Klee

Bauhaus, una scuola di vita

È il 1919 quando Walter Gropius fonda a Weimar la scuola di architettura del Bauhaus, un progetto ambizioso costruito egualmente da allievi e professori che mirano a dar vita ad un nuovo modo di vedere il mondo e la società in costante cambiamento. Un modo di vivere e di pensare, una comunità di artigiani-artisti senza differenze di ruolo e di classe, una scuola sicuramente non tradizionale, dove ogni confine viene abbattuto.

“Creiamo una nuova corporazione di artigiani, senza distinzione di classe che alza, arrogante, una barriera …  cerchiamo concepiamo e creiamo una nuova costruzione del futuro che sappia unire ogni disciplina…”

W. Gropius; Manifesto del Bauhaus

Tutto nel Bauhaus è sovversione delle regole, riadattamento e ribaltamento del passato con l’intento ultimo di trovare una nuova armonia fra tradizione, artigianato e tecnologie. Quello della ricerca dell’unità tra arti è un fil rouge che accompagna l’intero percorso della scuola riformista, scandito dal susseguirsi di tre grandi architetti alla sua direzione: Gropius, Mayer e Van Der Rohe, i quali perseguono, seppur con declinazioni diverse, i medesimi intenti fondanti. Si tratta di un’esperienza intensa, in linea con il proprio tempo, che da una fase iniziale maggiormente legata alla tradizione artigianale e spiritualista, si declina in una sperimentazione più vicina agli sviluppi tecnici e costruttivisti. L’architettura, elemento cardine e termine ultimo del percorso di studio del Bauhaus, è accessibile agli artisti solo dopo il passaggio in molteplici laboratori tecnici, in un percorso didattico circolare che mira ad insegnare a manipolare sapientemente luce, spazio, materia, colore e ritmo. Si genera così una sfera di connessioni tra le arti che non ha pari nella storia, una formazione fondata su una sperimentazione libera e spontanea in un clima di festa che coinvolge egualmente studenti e maestri.

“Oggi le arti si trovano in una situazione di compiacente isolamento… le scuole d’arte del passato non sono state in grado di creare questa unità. Come avrebbero potuto, dato che l’arte è qualcosa che non si insegna?”

W. Gropius; Manifesto del Bauhaus

Arte Totale

L’intento del Bauhaus è nobile, radicato in quello che è il vero senso dell’arte. Mira, infatti, ad usare la totalità delle sue forme ed esperienze per costruire un nuovo modo di guardare, una nuova società. Già l’Art Noveau, sul finire dell’800, aveva sperimentato l’unione delle arti sotto un comune obiettivo formale, un ultimo tentativo di preservare quello statuto auratico dell’arte di cui Walter Benjamin decanta la caduta sotto la scure dei nuovi mezzi di riproduzione tecnica. Il Bauhaus porta questa ricerca di totalità agli estremi, valorizzando e armonizzando la tradizione ai nuovi media.

Come ben esplicita Moholy-Nagy in Pittura, Fotografia, Film, il Bauhaus mira ad esaltar le singole specificità dell’arte per ampliare l’orizzonte percettivo dell’uomo. Lascia che le forme, i colori e le composizioni di linee si compenetrino in danze astratte: ogni prodotto dei laboratori è un continuo rimando agli altri, visivamente ma anche concettualmente. Ogni settore in cui si estrinseca la sperimentazione della scuola, dal teatro alla fotografia, dalla pittura alla ceramica, dal design all’architettura, converge in un dialogo unitario, mosso da obiettivi comuni, sentiti, condivisi dalla grande famiglia che lottava per affermarli.

astrattismo
Vasilij Kandinskij; Composizione 8; 1923; Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Così le forme dipinte nei quadri non-oggettuali del maestro Kandinskij danzano nello spazio a-temporale come i manichini-attori del teatro di Oskar Schlemmer, trasfigurati da costumi che li riducono a pure forme geometriche che si muovono libere nello spazio, sulle note di accompagnamenti musicali meccanici che molto devono a quelle sperimentazioni rivoluzionarie di Schönberg. Così come gli stessi costumi teatrali presentano forme analoghe a quelle essenziali e pulite dei manufatti di design e di scultura, o le forme alla base dei progetti architettonici. Tutto al Bauhaus è sperimentazione in una dialettica serrata e continua di rimandi, fondati sull’esperienza metafisica della forma geometrica pura ed astratta, con la precisa e dichiarata volontà di superare quella settorializzazione in cui l’arte tradizionale era caduta e al contempo di oltrepassare il problema dell’avvento della tecnologia nella produzione.

danza, bauhaus, forme geometriche
Oskar Schlemmer, Costume per danzatore del Balletto Triadico, 1922

La scuola nel suo complesso propone un’esperienza totalizzante: unità di arti, di vita, di intenti per dare una soluzione ai grandi problemi della nuova società nascente, per sottrarre l’uomo al dominio di ciò che la modernità comporta, collimando così l’innovazione alla sapienza e alla produzione artigianale, oltrepassando ogni confine e ogni separazione per giungere all’unità.

Ma la libertà ha sempre un prezzo: nel 1933 le volontà del Führer portano alla chiusura della scuola e il grande progetto del Bauhaus muore, stroncato dalla retorica dell’omologazione al regime.

Un Nuovo Sguardo

Sono passati 100 anni dalla creazione del disegno di Klee e ancora oggi dovremmo domandarci quanto il passato ci possa insegnare, quanto sperimentazioni come queste, mosse da volontà radicate e obiettivi comuni che profumano di libertà, possano esserci utili per costruire un mondo nuovo.

Sul piano formale dobbiamo moltissimo a quello che il Bauhaus ha lasciato: le composizioni di forme e colori che si sono trasmesse all’infinito nella trama dell’arte, divenuta sempre più astratta e concettuale, ne sono un esempio; ma l’arte è un linguaggio che parla e vive nel suo tempo, in cui convergono e risorgono elementi del passato, ricuciti, rielaborati sotto nuovi segni. Forse è il momento di guardare ai maestri che hanno costruito la nostra storia, rivolgendoci, al pari dell’Angelo di Klee, verso il futuro, pur mantenendo lo sguardo al passato. In questo modo potremmo trarre ispirazione da quella perseveranza che mosse la scuola nella sua volontà di cambiamento, perseguendo l’unità che il Bauhaus voleva insegnare ad una società non ancora pronta ad accettarlo.

Se il mondo di oggi guardasse agli obiettivi che la scuola di Gropius si poneva, redimendone quel coraggio e quella convinzione di voler cambiare, riuscirebbe a reinventare se stesso? Se si aprisse ad un nuovo modo di vedere forse arriverebbe ad abbattere le differenze tra le arti, valorizzando le specificità e le diversità di ogni settore culturale e sociale, concorrendo così ad un unico obiettivo comune: riformare la società, dando vita a una coscienza  profonda e capace di demolire le stesse barriere che frenavano il grande progetto di vita disegnato a Weimar. Il Bauhaus era una scuola di architettura, ma può insegnarci, a distanza di un secolo, a guardare il mondo con uno sguardo nuovo.


Fonti:
– Benjamin W., Tesi di Filosofia della Storia, Mimesis, 2012
Droste M., Bauhaus, Slovakia, TASCHEN, 2015
– Moholy-Nagy L., Pittura Fotografia Film, Torino, Einaudi Editore, 2010
https://www.intermezzorivista.it/ https://it.wikipedia.org/wiki/Bauhaus https://www.bauhaus.de/en/


Credits:
Dalila Rosa Miceli
per l’opera: Composizione Astratta – Congiunzione (grafite, pantone, inchiostro, foglia oro su carta)

La composizione astratta si fonda sulla rappresentazione di un piano armonico di equilibrio, ricercato nell’essenzialità della forma geometrica pura. E’ un continua congiunzione ed unione di elementi fluttuanti e ancestrali che vivono di luce, in una dimensione priva di tempo e spazio, aperta a infinite soggettive chiavi di lettura.

Dalila Rosa Miceli

Pubblicato da Dalila Rosa Miceli

Classe 2000, nata e cresciuta sulle rive del lago di Como, dopo il diploma in design della moda si dedica alla sua vocazione più grande: l'arte, iscrivendosi all'Accademia di Brera. Qui crea, pensa, studia per riscoprire l'essenza totale dell'arte nel suo complesso. Nel 2020 inizia a collaborare con la rivista Intermezzo, curandone il settore artistico.