Clara Danubio – Poesie

Clara Danubio

Essere

È un esercizio quotidiano
il rituale del tè che prendo
col mio tempo.
Temporeggio.
Bevo un sorso prima di parlargli.
Dentro gli occhi ha il buio
dell’eterno, baratro di fine e nuova origine.
Lo sorseggio
senza fretta, assaporo
i suoi discorsi vani, ma convincenti
e annego i dispiaceri come
zollette di zucchero
– o miele, se lo si preferisce –
pensieri alla deriva in una tazza.
Ora sono in pausa col mio tempo,
forse anche da me.
Bevo ancora un altro sorso
prima di capire che, in fondo,
ho sempre preso il tè da sola:
il tempo è l’alibi
perfetto per non agire mai.
E ironicamente, sarà lo spazio
a divorarci
se tra il dire e il fare
non mettiamo innanzitutto
l’essere.

*

Diagnosi

Prematuro è stato
il richiamo delle stelle,
nel torpore dell’alba
ti sei addormentato.
Dormivi sogni tranquilli,
cullato dai sentieri, i pensieri
chini ti coprivano il volto,
fiammiferi accesi costeggiavano il selciato.
Davanti a casa
ho atteso a lungo il sogno
che maree e zaffiri m’inondassero
la fronte di un qualche miracolo,
ma ogni volta che chiamavi
non ho mai ascoltato.
Oscillavo
sulle barche di carezze aggrovigliate,
disattenta, indaffarata
a osservare l’ossequioso piano
delle strade alternative.
Ora i fiammiferi hanno divorato
la barca e il selciato,
consumato il mio petto.
Davanti a casa, la culla dei pensieri
arde di una rinnovata nascita:
la vita è costellata
di segnali che ricordano chi siamo.
Prematuro è stato
il bussare attento di parole e suoni,
ha destato il mio sentire, ho masticato
vivo il fragore di pareti infrante dal sogno:
nel torpore dell’alba
mi hai svegliata.
Un martello pneumatico,
una constatazione che mi fionda dritta in casa,
m’inonda la fronte, mi attanaglia il costato
– il respiro è adesso naufrago nella tua terra sconfinata.
Ho atteso a lungo
di essere fiume in piena, accolta e
straripare,
per annegare ancora, riemergere
dall’illuminante apnea
di questo primordiale viaggio che chiamiamo vita:
un cieco riconoscersi.
A lungo ho atteso
una benedizione, disinibirmi, spogliarmi
delle vecchie e vacue imprese,
l’affermazione gloriosa di una me
che non suona io dentro la bocca ora rivendica
il sangue in testa, il groppo in gola
di un’affamata esplosione.
L’inconfondibile passione
ha incendiato il selciato davanti a casa.
Mi si addensano i grumi tra le mani
della spasmodica conferma
che di poesia
non si può più guarire.

*

Due minuti

Due minuti.
Uno sguardo che mi sradica da terra.
Una pioggia di emozioni,
una nascita. Tuo figlio urla
il respiro per la prima volta
e scandisce
il ritmo dell’amore. Da tempo,
non sapevi cosa fosse.
Due minuti. Una canzone che
ti accarezza l’anima,
il tragitto fatto a passo svelto,
nella notte fredda e sola
è il viale di lampioni a farti compagnia.
Il sapore di quel bacio che
da tempo attendeva
sulla soglia, due minuti
che non bastano
ma nemmeno una vita intera
per capire chi sei.
Ma che importanza ha
se in due minuti ci si innamora
se possiamo guardarci
dentro, stringerci, bastarci,
nell’orgasmo di una vita che
ci scombussola i piani,
tuffarci a occhi chiusi
nelle onde di smeraldo e cogliere
il segreto dei coralli. Ti vedo,
in due minuti
tutto inizia, finisce e ricomincia.
Siamo bussole
impazienti
dentro una gravità che ci sta stretta.


L’autrice

Clara Danubio nasce nel 1996 a Torino, dove vive tuttora. Si laurea in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con una tesi dal titolo Il linguaggio poetico di Ingeborg Bachmann: una proposta di traduzione intraletteraria.
Nel 2020 vince il Premio Internazionale di Poesia Inedita “Besio 1860” per la categoria under 25 e il Concorso di Poesia “Psyche en versos” indetto dalla Facoltà di Psicologia dell’Università di Siviglia, dove trascorre il suo secondo periodo di mobilità Erasmus. Il suo testo rientra nell’opera collettiva Relatos y Poemas para Tiempos inciertos: “II Concurso Narrativa y Psicología” y “I Concurso de Poesía Psyche en versos”, in fase di pubblicazione con la Editorial Universidad de Sevilla. Il suo primo romanzo è ancora nel cassetto.

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