Come bisbigli caduti nella luce – in onore del poeta Francesco Scarabicchi

Un Poeta è scomparso, ma a restare – quasi come bisbiglio caduto nella luce – sarà la sua opera, la sua poesia. Francesco Scarabicchi (Ancona, 1951) ci ha lasciati il 21 Aprile 2021.  Fine intellettuale e poeta, si è occupato di letteratura e arti figurative. Dalla sua opera poetica emergono le tematiche del tempo, del ricordo e della provvisorietà: una consapevolezza dell’estinguersi delle cose dipinta verso dopo verso, immagine dopo immagine senza – quasi – mai aprire a una visione disperata dell’intorno. Si scorge nei testi la ricerca di un senso, e di un valore,  dell’impermanenza; e di un adesso che se appena lo pronunci si dissolve/in un adesso che non è più niente.

OPERE
  • La porta murata, Introduzione di Franco Scataglini, Ancona, Residenza, 1982.
  • Il viale d’inverno, postfazione di Massimo Raffaeli, Brescia, L’Obliquo, 1989.
  • Il prato bianco, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2017 (L’Obliquo, Brescia, 1987)
  • Il cancello 1980-1999, con una bandella di Pier Vincenzo Mengaldo, Ancona, Pequod, 2001.
  • L’esperienza della neve, Roma, Donzelli, 2003.
  • L’attimo terrestre. Cronache d’arte 1974-2006, Affinità elettive, 2006.
  • La ferita della luce, Milano, Quaderni di Orfeo, 2007.
  • Frammenti dei dodici mesi, con quattordici fotografie di Giorgio Cutini, con uno scritto di Goffredo Fofi, Brescia, L’Obliquo, 2010.
  • L’ora felice, Roma, Donzelli, 2010.
  • Nevicata, con incisioni di Nicola Montanari, Macerata, Liberilibri, 2013.
  • Con ogni mio saper e diligentia. Stanze per Lorenzo Lotto, con un nota di Massimo Raffaelie postfazione di Michele Polverari, Macerata, Liberilibri, 2013.

 


Nel tentativo di portare in salvo dal freddo le parole, riportiamo sotto alcuni testi  tratti dalle sue raccolte poetiche più significative.

 

UN CANTONALE

È stato nel suo mondo

un po’ da parte,

un cantonale

che non dà disturbo

 

fin quando se n’è andato

dove niente, a nessuno,

è necessario

(da “Il Cancello”)

 

***

 

«Della perduta vita non so niente,

ché sempre se ne va per chissà dove,

 

resa o voltata a un angolo del giorno,

mesi che può la notte cancellare

 

sulla soglia gelata del mattino.

Non c’è altro che adesso e adesso ancora:

 

se appena lo pronunci si dissolve

in un adesso che non è più niente.

 

Siamo quest’oggi chiaro che si spegne,

luce che lascia gli occhi con dolcezza,

 

uomini che di spalle vanno piano,

seguito della storia, sogno, nube,

 

ombre che di ogni età fanno silenzio,

onde che si cancellano nel mare. »

(Da “L’esperienza della neve”)

 

***

 

Porto in salvo dal freddo le parole,

curo l’ombra dell’erba, la coltivo

alla luce notturna delle aiuole,

custodisco la casa dove vivo,

dico piano il tuo nome, lo conservo

per l’inverno che viene, come un lume.

(Da “Il prato bianco”)

 

***

 

PROLOGO

Sanguina a me di fianco l’ora bianca,

ospita un altro inverno, non capisce

come ancora si ostini, in tanta neve,

a rassegnarsi al mondo, al suo crudele

volgere in niente il niente, dileguando

oltre il vuoto dei giorni, in un addio

di bisbigli caduti nella luce.

(Da “L’esperienza della neve”)

alessandrafamilari

Pubblicato da alessandrafamilari

Sono una studentessa di lettere moderne presso l'università di Milano, città della moltitudine e della mutevolezza. Un po' mi rappresenta. Collaboro con diverse riviste come redattrice e mi occupo di alcuni convegni culturali organizzati nelle scuole della provincia di Monza. Scrivo cose che potrebbero essere considerate - forse - poesia: con qualcuna di queste, nei primi mesi del 2020, mi sono stati assegnati i premi "Ossi di seppia" e "Il Sublime". Lavoro al bar di un centro sportivo, luogo di incontro e momento prolifico di ispirazione per i miei scritti. A muovere la mia penna è un atavico slancio: la necessità di cose autentiche. Ed è stata questa urgenza di indagine e verità a fondare l'intermezzo.