Dall’eros ai Sex Robot: quando sesso e tecnologia si incontrano

Cosa pensereste dell’arrivo dei Sex Robot nella società? Le risposte potrebbero essere tra le più disparate, ma partiamo dall’inizio. Immaginate di vivere in Inghilterra nell’epoca Vittoriana, a dover far attenzione a coprire le gambe dei tavoli o guai a dire “petto di pollo” o “coscia di pollo”, espressioni che potevano alludere ad immagini erotiche grazie all’associazione linguistica.

Senza spingerci tanto in là nel passato, pensate a quando si concepiva il sesso come qualcosa di inaccettabile se deliberatamente espresso. La sessualità era riservata al solo fine procreativo, nessun’altra manifestazione le era concessa. Le nostre nonne si mettevano il rossetto di nascosto per poi spacciarlo per semplice marmellata. Oggi questo scenario culturale è completamente mutato, anzi, si è capovolto in meno di un secolo.

Sempre più maliziosi

La tendenza ad attribuire un risvolto sessuale ad ogni cosa è radicata così mimeticamente nella chiacchera contemporanea, tanto da passar quasi inosservata. Sempre più spesso, la parola trasportata dalla scherzosità si fa maliziosa e nella sua ripetitività diventa invisibilmente di uso comune.

Secondo lo studio del caporedattore della rivista scientifica Focus Vito Tartamella, il lessico erotico italiano è composto da 3.163 metafore e sinonimi di ogni tipo, che lasciano alla fantasia.

Basti pensare che, delle 1000 parole più utilizzate nella nostra lingua che occupano oltre l’85% del lessico quotidiano, la frequenza d’uso del termine cazzo si aggiudica il 722esimo posto. Non male se paragonata a parole come viaggio (numero 781) e saluto (numero 982).

Le nuove fonti della sensualità

L’eros, la natura stessa del desiderio sessuale, ha vissuto nella sfera intima gli stessi cambiamenti che si sono palesati nel linguaggio, trasformandosi da uno slancio verso l’unione con l’altro (orientamento affettivo) a una ricerca frenetica di fonti di sensualità (orientamento edonistico).

Se “Sesso” è tutto ciò che ci permette di raggiungere il piacere allora “S’ei piace, ei lice” (se piace, è lecito) (Torquato Tasso).

Seguendo questa filosofia, il desiderio dell’uomo non si è trattenuto dal declinarsi in molteplici perversioni, manifestando un intenso e persistente interesse sessuale verso ciò che è più insolito e soddisfacendolo per mezzo di pratiche sessuali anticonvenzionali: le cosiddette parafilie.

Esempi di parafilie

Esistono parafilie abbastanza comuni come il Vyerismo, tipico di chi trae eccitazione sessuale guardando o spiando persone nude o impegnate in un rapporto sessuale, o il Feticismo, che, come spiega lo psicologo francese Lacan parlando degli “amanti del pezzo”, consiste nello spostamento del desiderio erotico verso una parte del corpo del partner o qualcosa di inanimato che gli appartiene: il piede, il seno, la voce, un particolare del carattere ecc. Esistono però anche pulsioni erotiche che portano all’eccitazione attraverso peluche o persone mascherate da animali (peluchefilia), vestendosi come bambini (pedovestismo) oppure infliggendo o essendo oggetto di solletico (ticking).

A conferire ampio spazio a queste insolite passioni c’è sicuramente un espediente storico: l’avvento di Internet. La rete funge da intermediario tra individuo e oggetto del piacere, abolendo ogni corteggiamento vis a vis, ogni cortesia spesa in vista della sua conquista.

La mancanza del contatto realistico, a favore di uno virtuale, legittima e asseconda l’immediatezza gratuita nell’appagamento delle proprie voglie.

Non c’è contenimento. Si arriva ad un’erotizzazione, per l’appunto, immediata dell’oggetto desiderato in cui vige una volgarità imperante, una compulsività, una frenesia, che portano alla sclerotizzazione del rapporto.

Si finisce per fare del sesso un’insana ossessione che, per di più, spesso non coinvolge in modo diretto “l’altro”, ma si limita alla solitudine del privato in cui l’individuo alimenta e soddisfa da sé i suoi stessi desideri, portando questa ricerca ad assumere la forma propria dell’autoerotismo.

L’arrivo dei Sex robots

Partendo dalla creazione dei più svariati tipi di oggetti a fine sessuale, le fantasie erotiche si son sempre più avvicinate alla riproduzione delle fattezze umane. Da semplici parti anatomiche si è successivamente arrivati alla realizzazione del corpo umano per intero (sex dolls).

Ma c’è di più: se fino a poco tempo fa queste bambole non erano altro che fantocci in silicone, oggi si vedono protagoniste di un elemento rivoluzionario: l’intelligenza artificiale (AI).

Una questione di termini

Prima di immergerci in un campo specifico della robotica e iniziare a parlare di sexbot, è doveroso introdurre cosa effettivamente sia un robot e spiegarne la sua implementazione, al fine di non averne un’immagine sfocata quando si entrerà in una analisi più dettagliata. La parola robot deriva dal ceco “robota” che significa lavoro forzato. Il termine venne coniato per la prima volta dal drammaturgo ceco Karel Capek, all’interno della sua opera ‘Rossum’s Universal Robots’. Il signor Capek aveva immaginato che, in una realtà utopica, il suo protagonista, il dottor Rossum, fosse riuscito a ricreare una forma obbediente di essere umano, liberando così il mondo dalla schiavitù.

È questa l’accezione più moderna che abbiamo oggi dei robot, spesso associati erroneamente ad altri termini. A differenza dei cyborg, per esempio, i robot non sono necessariamente “androidi” (a forma d’uomo) né tantomeno sono di metallo. Il signor Capek è stato piuttosto chiaro: i robot sono automi, programmabili e riprogrammabili, creati con il solo fine di alleviare il peso, la fatica di un lavoro pesante.

Nulla a che vedere con quello che concepiamo oggi nel nostro immaginario. Il robot non è un essere con un cuore elettrico, ma rappresenta piuttosto il mezzo per soddisfare un fine ben preciso e delineato: essere utile all’uomo. Raramente qualcuno costruisce un robot solo per il gusto di farlo: le risorse in termini di tempo e denaro sono piuttosto onerose. Pertanto, se sul progetto non sussiste un fine utilitaristico – e di conseguenza un tornaconto economico – diventa quasi inattuabile l’idea di realizzarlo.

Questa breve spiegazione basti per frenare sul nascere ogni pensiero legato alle science-fiction holliwoodiane nate attorno agli anni ’70. Difatti, se dovessimo creare un coefficiente tra utilità e programmabilità dei robot che siamo abituati a immaginare, sarebbe da considerare molto più robot un qualsiasi macchinario automatizzato che sigilla bottiglie della CocaCola, piuttosto che un C-3PO direttamente dal mondo Star Wars.

Storia dei Sexbot

I sexbot non sono altro che i precursori delle sexdoll, le classiche bambole gonfiabili che chiunque può procurarsi online, anche a prezzi contenuti. Sebbene oggi la loro vendita e il loro uso sembrino sdogmatizzate, questi utili strumenti del piacere non hanno avuto vita facile. Le prime sexdoll moderne risalgono al 1968, quando le riviste pornografiche ne resero disponibile l’acquisto via e-mail. Tuttavia, il loro scarso sviluppo (semplicemente in plastica e rigonfi d’aria) ne rendeva difficile l’utilizzo. I prodotti erano poco confortevoli e la loro resistenza era blanda. Per questi e altri motivi, le sexdoll si diffusero largamente dopo gli anni ’70 quando le industrie implementarono materiali più avanzati, come il latex o il silicone.

Nel 1997, lo scultore californiano Matt McMullen creò una nuova linea di manichini: le RealDoll. Una RealDoll, a differenza di una comune sexdoll, è anatomicamente perfetta e completamente personalizzabile. L’utente può scegliere tra centinaia di combinazioni di capelli, occhi, altezze, misure del seno, ecc. Attorno al 2018, con l’ormai larga diffusione delle tecnologie più sofisticate, sempre Matt McMullen, intuì che la chiave del successo per le sue RealDoll fosse proprio l’intelligenza artificiale.

Creò quindi Harmony, la prima sexbot commercializzata mai esistita. Harmony ricorda il tuo nome, gli eventi della tua vita, ti ascolta e sa consolare, ovviamente nei limiti dell’intelligenza artificiale contemporanea. Come qualsiasi sex-robot, Harmony nasce con l’intento di soddisfare un desiderio, una pulsione sessuale e si fa esempio iconico – primo al mondo di una lunga serie – di come le avanguardie tecnologiche possano servire l’uomo davvero in ogni suo bisogno.

La tecnologia entra nel campo della sessualità

Nelle vesti di una bambola attraente, la robotica entra a far parte dell’apice della nostra intimità diventando un vero e proprio tramite sessuale, l’emblema della ricerca del piacere attraverso un nuovo tipo di sensualità.

A primo impatto il sex robot appare il sogno segreto di ogni sessuomane: un partener dall’avvenenza on demand, che fa e subisce ogni cosa che gli si chiede, quando e come lo si vuole senza il rischio di incorrere in spiacevoli effetti collaterali.

Ma come si può provare attrazione nei confronti di un essere meccanizzato? È davvero possibile?

Georgia Zara, psicologa e criminologa, docente nelle università di Torino e di Cambridge, alla domanda se si possa avere una relazione che implichi affetto, sessualità e investimento emozionale con un sexbot, risponde così:

«La risposta più semplice è “sì”. Esistono relazioni sintetiche nelle quali si investe una forte carica affettiva. Gli studi scientifici evidenziano che quanto più un robot ha sembianze umane, tanto maggiore è il legame che si potrebbe venire a creare: una sorta di illusione antropomorfica”.L’interazione fisica con i sexbot permetterebbe di avere un amante sempre diverso, senza controversie, con il quale tutto è possibile».

Georgia Zara

Effettivamente, come negare l’incredibile somiglianza di queste creazioni all’essere umano, l’esperienza sensoriale così realistica che si avverte anche solamente toccandoli, stando a quanto dicono coloro che ne sono entrati davvero in contatto.

Questo tipo di parafilia è identificato col nome di “robosexuality” (o “digisexuality”), e indica coloro che sono emotivamente o sessualmente attratti verso gli oggetti tecnologici e digitali, quali i robot.

Ad oggi esistono ancora pochissimi robosessuali ma il dottor David Levy dell’università di Maastrich, figura centrale nel mondo dell’AI ed autore di “Amore e sesso con i robot”, ha affermato che attorno l’anno 2050 non è da escludersi un possibile matrimonio fra uomo e macchina.

Sex robot? Perché no? La questione morale

Apriamo una piccola parentesi. Mettendo da parte l’idea per cui solo coloro che presentano devianze, fantasie corrotte e problemi relazionali possono spingersi a fare sesso con una macchina, si apre sul versante opposto un’altra domanda: se invece fosse semplicemente curiosità di esplorare nuovi e più originali scenari sessuali per assecondare fantasie altrimenti non esprimibili? Sarebbe sbagliato?

«Il robot del sesso può essere un “giocattolo” divertente per qualsiasi persona interessata ed in grado di fare sesso con una macchina programmata e progettata per questo».

Maurizio Balistrieri

Ricercatore di filosofia morale presso il dipartimento di filosofia e scienze dell’università di Torino, Mauruzio Balistrieri esprime nel suo libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine” la sua prospettiva rispetto al futuro di queste macchine del sesso superando ogni pregiudizio.

Apre, così, un’interessante discussione a riguardo:

«Siamo d’accordo che i robot non possono ricambiare i nostri sentimenti e possiamo anche convenire che non siano i partner ideali di una relazione affettiva, che invece di illuderci dovremmo cercare persone che ci amano veramente perché un robot non può darci lo stesso amore e la stessa cura che un essere umano invece può darci. Ma ogni tanto non avremo forse il diritto di fingere che la realtà sia diversa? Cosa ci sarebbe di male nell’immaginare che essa sia più tollerabile e piacevole? Quando, ad esempio, la realtà diventa troppo dura e penosa non siamo autorizzati a trasfigurarla, quanto meno per il tempo a rielaborare il nostro vissuto e trovare la capacità per affrontarla di nuovo per quel che è veramente?».

Pensate: abbiamo davvero il dovere di prendere la realtà sempre sul serio? Perché respingere l’incursione nella nostra mente di pensieri e visioni forvianti dal consueto considerandoli immorali?

Sex robot: nuovi strumenti per la cura di importanti disordini sessuali

Con questi robot del sesso è davvero tutto possibile? Nulla è ancora dimostrato ma gli esperti nel campo sembrano avere gradi ambizioni.

«Forse, in futuro, l’idea di impiegare i sex robot come trattamenti di importanti disordini sessuali apparirà bizzarra. Potrà anche sembrare strano che una domanda di questo genere possa esser diventata un argomento importante di discussione nella riflessione sui robot del sesso. Le cose, però, potrebbero andare diversamente: i sex robot potrebbero rivelarsi molto più utili di quanto molti di noi oggi sono disposti a pensare e per questo è sbagliato assumere una posizione di principio contro la loro produzione».

Maurizio Balistrieri

Dedicata a coloro che soffrono di importanti problemi di tipo sessuale (e quindi anche relazionale), quella dei sex robot sarebbe una tecnologia che offre l’opportunità di riportare legami interpersonali e rapporti sessuali alla loro naturalezza.

Importanti studiosi come David Levy scrivono che le macchine e l’intelligenza artificiale saranno il rimedio alla solitudine e alle difficoltà sociali ed interpersonali di molti individui. Anche la Dr.ssa Laura Berman, terapeuta di coppia e professoressa alla facoltà di psichiatria della Northwestern University, considera gli umanoidi una “benedizione” per le persone socialmente ed emotivamente isolate, in quanto permetterebbero loro di stabilire un sistema di supporto sociale.

Sex Robot: un aiuto di metallo

Diventa, quindi, una grande opportunità per coloro che soffrono di un’ansia sociale invalidante, il che porta ad avere problemi relazionali. Con un sex robot scompare “l’ansia da prestazione”, l’unico obbiettivo è il proprio godimento. Ma anche, perché no, essere d’aiuto a chi è soggetto a disabilità (fisiche o mentali) o rilevanti disfunzioni sessuali, quando l’incontro diventa fonte di ansia, depressione, insoddisfazione e per cui mantenere un rapporto sessuale è indubbiamente non facile.

Potrebbero aiutare nelle terapie dedite a vere e proprie devianze e dipendenze sessuali e usati come strumenti terapeutici.               

Con questa espressione si indicano tutti quei pattern di comportamento sessuale atipico che non si limitano ad essere anomali o bizzarri (e soprattutto scelti e consapevoli come nel caso di “lievi” parafilie) ma sfociano nella compulsività e nel patologico rischiando di delere a sè e all’altro in maniera considerevole.

«Ogni perversione sessuale per rientrare nella patologia deve durare per almeno sei mesi, manifestarsi come la forma di sessualità esclusiva o prevalente del soggetto e deve causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.».

Sex Robot: un dibattito scomodo

Qui il dibattito si fa spinoso. Tra la miriade di domande sull’avvento dei sex robot emergono due pensieri dominanti: alcuni sostengono che fare sesso con un robot permetterebbe di ridurre il desiderio di stupratori e pedofili verso gli umani “limitando i danni” delle loro azioni. In merito, la sex-robot “Frigid Farrah” è programmata per dire “No” e resistere alle avance sessuali del partner. Gli oppositori, invece, respingono l’ipotesi e sollevano preoccupazioni riguardo al potenziale danno per cui l’utilizzo di tecnologie programmate per il sesso e disponibili ad ogni volontà dell’uomo possano intensificare queste pulsioni lesive e l’esercizio della violenza fisica e sessuale contro donne e bambini. 

Secondo Joel Snell, professore al “Kirkwood College” essendo i robot programmabili e capaci di soddisfare le necessità individuali, il sesso robotico potrebbe dare dipendenza. O, ancora, stando al pensiero di Robert Sparrow, questi rapporti potrebbero influenzare anche la realtà percepita di una persona con ricadute importanti su carattere e temperamento, inibendo la capacità di distinguere la fantasia dal reale. 

Sperimentazione e scenari futuri

Chiaramente gli interrogativi sono moltissimi, ancora troppo poche le evidenze e c’è ancora molto su cui ricercare.

«Maggiori studi in questo ambito potrebbero includere osservazioni mediche e psicologiche, case report e misurazione delle reazioni neuronali degli utenti oltre a prove dell’impatto dei robot e dei sexbot in particolare nei settori dell’educazione, della giustizia penale e delle scienze sociali.I terapeuti psicosessuali dovrebbero inoltre esaminare l’impatto futuro dei robot sessuali sull’empatia e le relazioni umane.»

Dr. Carla Maria Brunialti

Anche se i sexbot in futuro interagiranno quotidianamente con l’uomo e simuleranno le funzioni sessuali è assai dubbio che i bisogni di intimità nelle relazioni tra uomo e macchina saranno soddisfatti; al contrario non si esclude un peggioramento della solitudine, dell’isolamento e delle difficoltà sociali.

«Mentre un umano può sinceramente desiderare un sexbot, la reciprocità può solo essere imitata molto limitatamente, nell’artificiale».

Dr. Carla Maria Brunialti

Un’ulteriore questione

Siamo ormai nel 2020. La tecnologia ha fatto passi da gigante nell’ultimo ventennio. Era inevitabile: il progresso non si ferma, non l’ha mai fatto e mai lo farà. Che ciò sia un bene o un male solo il tempo lo mostrerà. Tuttavia, quello di cui siamo certi, è che abbiamo un tempo limitato su questo pianeta. Possiamo prolungarlo, renderlo più agiato e meno tormentoso, ma di sicuro non possiamo romperlo. Il tempo è un orologio infallibile, scandisce l’ora sempre al momento opportuno. Sono gli uomini che spesso non sanno leggerla quell’ora e, quando sbagliano, le conseguenze si ripercuotono su di esso.

Nel nostro caso specifico, ci siamo interrogati più volte se fosse morale o meno creare o far uso di sexbot. È evidente che il mancato sviluppo di una tecnologia porti necessariamente ad avere una possibilità in meno nel ventaglio di scelte attuabili future. Tuttavia, è anche vero che “l’occasione fa l’uomo ladro”, quindi lasciare il libero accesso all’immorale potrebbe portare a conseguenze deleterie.

La domanda che bisognerebbe però porsi ora dovrebbe essere: indipendentemente da una analisi morale, dovremmo inziare a sovvenzionare la produzione dei Sex Robot al fine di avere una prova tangibile della loro utilità? Oppure dovremmo attendere il responso di uomini di etica prima di avviarne la produzione?


Credits:

Marco Codolo
Per l’opera  “Are you connected”

Una donna dai tratti duri e freddi, i capelli aggrovigliati stringono in una morsa spine e cavi elettrici, la tecnologia fa parte della nostra vita, di più! La tecnologia fa parte del nostro corpo, ci completa, va a posizionarsi in quegli spazi vuoti che prima erano riempiti da altro, da cose che abbiamo dimenticato.
È la tecnologia ad avere bisogno di noi, o noi ad avere bisogno della tecnologia?

Marco Codolo, classe 1991, in arte CheYos. Disegna da sempre, per una crescente necessità di elaborare e di comunicare attraverso i propri lavori, stando dietro le quinte. Negli scorsi anni ha presentato tre personali in varie gallerie d’arte e locali del suo paese d’origine, Portogruaro. Ha partecipato a vari festival dell’illustrazione autoprodotta, girando tra Bologna, Roma e Lucca, e arricchendo sempre di più il proprio stile. Recentemente ha scoperto nel disegno digitale nuovi stimoli e possibilità. I suoi lavori esplorano prevalentemente il mondo del subconscio e dell’assurdo, spesso i soggetti principali sono organi umani, ma anche volti femminili, creature strane, insomma, tutto ciò che vede, immagina, sogna e che, soprattutto, non esiste. Il suo è uno stile grafico che guarda all’illustrazione, predilige il bianco e nero, con soggetti bianchi in primo piano e sfondi molto dettagliati a creare contrasto.

Instagram: @marco.cheyos
Facebook: CheYos


Fonti

Sex robot. L’amore al tempo delle macchine (Balistreri M. – Fandango 2018):
https://www.ibs.it/sex-robot-amore-al-tempo-ebook-maurizio-balistreri/e/9788860445995

Materiali didattici di lingua e cultura italiana per stranieri (Roberto Tartaglione e Giulia Grassi 2019): http://www.scudit.net/mdparolaccian1_file/pdfparolaccian1.pdf

Le parole del sesso (Vito Tartamella -Professore Università IULM Milano 2012):
http://www.ucs.br/etc/revistas/index.php/antares/article/view/1837/1153

Fallo con un robot: la nuova frontiera del sesso (Emanuele Coen – Giornalista rivista L’Espresso 2019): https://espresso.repubblica.it/attualita/2019/05/09/news/sesso-robot-1.334312

The Future of Love: Robot Sex and AI Relationships (Orge Castellano 2018):
https://medium.com/@orge/the-future-of-love-robot-sex-and-ai-relationships-3b7c7913bb07

Via libera ai sex-robot? Sono “anche” terapeutici? (Dr. Carla Maria Brunialti – Medicitalia 2018):
https://www.medicitalia.it/news/psicologia/7673-via-libera-ai-sex-robot-sono-anche-terapeutici.html

Intermezzo Rivista: https://www.intermezzorivista.it/

Linda Barberis

Informazioni su Linda Barberis

Nata a Casale Monferrato (AL), sono una Studentessa di Psicologia all’Università Sigmund Freud di Milano. Trovo in questa disciplina l’enorme potere di poter curare un male ancora più gravoso di quello fisico. Il mio obiettivo è sfruttare tale sapere, intercalandolo nel vertice più intimo dell’umano. Se anche in piccola parte ci riuscirò, sarò soddisfatta e mi sentirò piena come quando avverto di aver snodato la trama di un’emozione, aver toccato il nervo teso della vita. – Mail: barberislinda@gmail.com Cellulare: 3451737686

William Zeni

Pubblicato da William Zeni

Nasco in provincia di Bergamo e coltivo i miei studi presso il Liceo Scientifico. La matematica, la Fisica e l'Informatica diventano il mio forte e decido di approfondirle al Politecnico di Milano. In un mondo freddo di soli numeri e formule, trovo riparo nella scrittura, per la quale mi appassiono. Nel 2020 entro a far parte della rivista Intermezzo e scrivo articoli incentrati sull'ambito scientifico.