Idillio primo

Idillio primo

I

Ti trattieni, anche al giogo del Sole,
quasi in partita per qualche ricordo,
rapito da un assiduo vagheggiare,
in che ti perdi? schernito dal reale,
incurante delle salate creste
avide del tuo scoglio,
giaciglio che il mare accarezza appena.
Forse ti infastidisce la turba
………………………… velenosa?
Che c’è di strano nel rugginoso
sferragliare dei motori?
Come può tediarti quest’idillio
di mondo?
Ma qui non costi all’onda la
crespata fatica di mescolarmi
né tanto splendore marino ammorbi
una stilla sudicia di me, indegno.
Come quel Titiro mi preservo:
sicuro tra le siepi del mio scafo,
giaccio senza remigare, fresco
dell’ombra gentile di quest’antro.
E canto. Vedi come già s’indorano,
senza mediar per ovra espunti
dai secolar speroni
i miei versi gratis.
Oh! Se giusto adesso
non mi toccasse d’entrare,
dacché frettolosa scorre
questa lunga coda di barche,
m’avanzerebbe tempo per un’ode
a chi rese utilmente parola
alla turista lastra: “Questa grotta,
ispiratrice di Lord Byron,
ricorda l’immortale poeta”.
Ma già s’acquatta la cala
dietro il primo scoglio sacro.
Or ovattato, il riso dei bagnanti
svergogna il mio protagonismo.
Ti profili ancora, di scorcio,
di cera, penso che m’invidi.
Eppure puoi volare
senza tali romanticismi.
Oh grotta, quali grandi segreti
nascondi al mio rullino?

GABBIANO:

Vate, così vistosamente preso
a scattare quel buco per conservare
dell’esperienza labili disegni,
non smarrisci la tanto perpetuata
ispirazione che fin lì remò per te?
Non ti pesa tributare il momento?
Non per una buona cifra di seguaci.
Condividi pure alle tue mummie
i più lerci segreti di Lord Byron.
Si illuderanno d’aver scoperto
che il poeta fumava sigarette,
soffiava spesso il naso
e si masturbava di frequente,
sprecando in fazzoletti di carta
uno sforzo ipocrita di fusione
con una natura insozzata
di civiltà fino al midollo.
Screpolerà un “grazie” la grotta
quando le tue fotografie
tratterranno gli uomini
dalla fatica d’imbarcarsi
e più nessuno scafo schiumerà
l’acqua con del pecioso carburante.
Solo allora le onde frangeranno
sulle pietre irte il verso
di un ritrovato idillio,
che detterà a veri poeti
e richiamerà lo spirito romantico
scappato via con la prima barca,
– di lui qui resta soltanto il nome.
Ti invidio davvero, perché ti bei,
nella stessa ghiotta ignoranza
di chi non vuol diliscare il pesce
e se lo ingoia servito col piatto;
ma detesto che, come te,
tutti sciamino nello stesso verso,
ciechi turisti tra cicche spente
e l’urina delle barche,
dimentichi del mare screziato
che si può anche nuotare.
Ma siete sordi ai miei bravi stridii,
ripudiati amanti
che ora soffrono le picche dei timpani
scontrando vinti le rocce
come cimici accecate
tra le lampade di casa.
Uomo folle, con te non si ragiona.
Melibeo che schivi è felice solo
se si leva nell’immobile volo,
ma s’ispira contemplando triste
il taglio cesareo della natura.


Grotta di Byron

Grotta di Byron Targa


L’opera e l’autore

Diego Ghisleni è un’ordinata contraddizione. Nato a Bergamo nel 1999, frequenta il Liceo Scientifico, ma, in controtendenza rispetto al gran numero dei promessi ingegneri del suo ambiente, sceglie di intraprendere la strada della sua passione e si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne a Milano. Attualmente scrive di Letteratura e di Critica letteraria per l’Intermezzo. La sua poetica concilia l’incompatibile: uno sguardo attuale e acuto sulla contemporaneità è rivestito da una patina di toni elevati, talvolta solenni, che risuonano di note classicheggianti. Gli ermetismi ricercati e la forma aulica non sono però da interpretare come un semplice rimpianto dei valori antichi, ma insinuano tra i versi un sottile nervo di ironia, che punge amaramente tanto il nostro tempo, corrotto, quanto la tradizione, irrecuperabile. Così il poeta si traveste del passato per sbeffeggiare il presente e rivela ai lettori nuove prospettive, attraverso il filtro inaspettato del suo stile.

L’Idillio Primo è il componimento di apertura di una raccolta di Diego Ghisleni ancora in produzione, i Quasi Idilli. Nel 2020 il testo ha ricevuto una menzione speciale al premio “I colori dell’anima”, organizzato dall’associazione Mondo Fluttuante.

L’opera vede contrapporsi, nella figura di un poeta e di un gabbiano, i Titiro e Melibeo moderni, in un dialogo che ormai si è fatto muto e si realizza soltanto nel pensiero dei due interlocutori, a sottolineare il divario di incomunicabilità che li separa. I due monologhi interiori si consumano nel lasso di tempo di uno scambio di sguardi, in un silenzio che lascia dipinta, sul volto di entrambi, il riso di una sarcastica convinzione: è l’Altro a sbagliare, a perdersi in congetture inutili, a non comprendere la reale chiave di lettura dell’esistenza. Eppure, da tale accusa, scaturisce per ciascuno dei due una nota di invidia per quell’Altro incompreso: il poeta ammira il volo del gabbiamo a cui lui, uomo, può ambire soltanto attraverso il romanticismo dei propri versi; il gabbiano, dal canto suo, desidera la cieca ignoranza dell’uomo, con un’ironia acre, che forse cela una mezza verità.

A far da teatro all’istantanea è la Grotta di Lord Byron, a Portovenere, luogo forse un tempo idilliaco, oggi inquinato da una turba di turisti, che condividono un’illusione di poesia. Rimangono inerti e senza alcuna scintilla di vita, accattivati dalla lastra che etichetta la caletta come l’antica fonte di ispirazione del poeta inglese, ma per niente partecipi di quella presunta ispirazione, ormai persa tra i mozziconi, i rifiuti e il carburante degli scafi che insozza il mare. Il poeta, come loro, partecipa all’illusione di massa e non sa comprendere la malinconia del gabbiano, in un mondo che per lui è ancora un idillio. Il gabbiano, al contrario, irrompe con parole crude a frantumare il velo di questo abbaglio collettivo e capovolge l’idillio svelandone le falle palesi: l’essere umano nell’era del consumismo ha privato la natura del suo valore, ha perso ogni contatto con essa tanto che i turisti dimenticano che nel mare si possa anche nuotare.

Eppure nelle parole del gabbiano si legge qualcosa di più che una critica al consumismo o un’ode alla natura. La denuncia di Ghisleni ferisce più in profondità tanto il suo alter-ego poetico omologato alla massa, quanto gli stessi lettori dell’Idillio Primo, assuefatti magari a una poetica più agile e al passo con i tempi. L’essere umano ormai dà per scontata la poesia che lo circonda e finisce sempre di più per inquinarla, ingordo nel possedere superficialmente ogni cosa fino a farsi del male, come chi ingoia un pesce senza badare alle lische. Non c’è quindi da stupirsi se la parola “uomo” compare soltanto una volta in questo componimento, ed è accompagnata dall’epiteto di “folle”.

– Introduzione e commento di Nicola Vavassori


In copertina Rovina, un’opera di Dalila Rosa Miceli

L’opera allude alla frattura che la società dei consumi ha procurato all’ essenza dell’ arte e del mondo. Così, il busto di Lord Byron diventa rovina e il suo volto è marcato da profonde fratture, come la sua idilliaca grotta è contaminata dell’ inciviltà moderna. Dalla soglia del precipizio si scorge solo il nero dell’ acqua tinta di oscuro petrolio, mentre salgono Rivoli di finissimo fumo nocivo. La società, con la sua sporcizia, ha infestato il mondo e la natura, l’arte, la memoria. E ora, come una piuma di gabbiano sospinta dal vento, aleggia palpabile nell’aria la consapevolezza di essere al limite della scogliera: sotto di noi solo la decadenza.

Dalila Rosa Miceli, classe 2000, nata e cresciuta sulle rive del lago di Como, dopo il diploma in design della moda si dedica alla sua vocazione più grande: l’arte, iscrivendosi all’Accademia di Brera. Qui crea, pensa, studia per riscoprire l’essenza totale dell’arte nel suo complesso. Nel 2020 inizia a collaborare con la rivista Intermezzo, curandone il settore artistico.


https://www.concorsiletterari.net/bandi/premio-i-colori-dellanima-ottava-edizione-anno-2020/

https://www.intermezzorivista.it/seneca-e-leopardi-due-facce-della-stessa-medaglia/?customize_changeset_uuid=d0598a73-3f08-4f60-b511-499e8a5360d8

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Pubblicato da Diego Ghisleni

Nasco d'estate, nel 1999, a Bergamo, dove ancora oggi risiedo. Frequento il corso di Lettere presso l'università Statale di Milano. Spendo la maggior parte del mio tempo libero a progettare il futuro scrivendo. Amo viaggiare perché mi consente di accedere a esperienze che restano più facilmente impresse nella mente e nella poesia in cui si traducono. Scrivo attualmente per la rivista culturale "Intermezzo".