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Idillio secondo

Cinzia Pedruzzi
Violazione, Cinzia Pedruzzi

II

Rosignano Solvay

Per fuggire la sera che fuma
dai magri crateri di ferro
ho portato l’auto in spiaggia,
parcheggiando gli occhi sul mare – sul cielo?
Più indietro, sospesi a mezz’aria,
i fabbricati barocchi
orchestrano un concerto di sibili
dilatando serpi metalliche:
sotto il coperchio di tubi
il vapore caldo si prepara
                               a condensare
                                               pioggia acida.

E però qui
la battigia di neve riarsa si seppellisce
in un letto d’acqua
                            pallidissima,
che chiama poesia
per allontanare la città di tubi.
Poco distanti – da me, Superstite
del genere umano –
s’accovacciano due pudiche ninfe,
pesca Giove con i suoi fulmini.

                 FONDALE:
Sogno o son desto?
Di tempi così umani, un’onda?

                 ONDA:
Se già ti prendi il mio vigore,
tieniti pure anche lo scherno:
è poiché sei piatto che lotto
per galleggiarmi.
Se il vento mi fa,
perché mi spira da te, una morte
tanto artificiosa?

                 FONDALE:
Per via della mia piatta barba,
spessa e dura di cristalli bianchi,
poche di te riescono a
naufragare a riva.
E però questa acconciatura
ha ritenuto che mi stesse bene l’uomo,
da tempo operaio
del nostro destino.
Pur mi piacerebbe – che credi? –
scavarmi secondo natura.

                 ONDA:
Parliamo dunque, a questi che dici
Dei del nostro corso! Mi lascino
libera di morire!
È forse il loro re costui,
che si urla superstite
vicino a due donne
parimente nude?

Ecco, ora mi si avvicina,
ora torna ad abbracciarci.
Ma… Perché mi schianti?

                 FONDALE:
Là presso gli squarci del sereno
non abbiamo mai smesso di tuonare.
È il dialogo che manca,
e la mia barba centenaria
sovrasterà le acque.

                 ONDA:
E perché mai più non ci parla?
Non sarà che pensa
che è colpa nostra se
cadono fiumi, straripano città?

                 FONDALE:
Per natura l’uomo avverte
la tentazione di rifondersi;

ma ora il desiderio
della terra non è più
che un attimo sincero
d’un doveroso raccoglimento.
Gli basta sembrarsi,
nutrire di malafede l’occhio morale
che lo squadra dalle viscere
– aspetta miele a sgranate palpebre.
Così precoci si consumano
il compito etico, l’ansia panica;

si libera l’uomo nuovo,
si dilacera una volta ancora.

                 ONDA:
Eppure nel nome di Byron
i venti mitizzano tempi
lunghi frangenti continui
di naturali amplessi in spazi ameni

prima che, come tortore
migrate dalle piazze ai tetti
per inquinare il suono
della calma casalinga,
mutasse il ritmo del cosmo
una nuova base di monete cadenti:

su tutto lucra l’età dell’oro
– così mi cavalcano per denaro.

                 FONDALE:
Le bocche che sputano
dalla sabbia – su di essa – essa –
il meraviglioso idillio
moderno, il mezzo
dell’utile che ci sostituisce.


Ha del sublime
quest’invenzione di plastica
a contenere lo schermo
dall’acqua salata.

                 FONDALE:
Alla velocità del consumo
cristallizza una fotografia
l’esperienza del ricordo, rilievo
dell’immaginazione che vi scalpella
le premesse di un’opera d’arte.

Non si accendono gli ingranaggi della memoria:
la mente scopa spazio
per nuovi prodotti.

Il senso di questo contatto
tra uomo e natura
matura
solamente col beneficio della nebbia.

Ma lo si coglierà ancora acerbo,
fra anni, il frutto dell’oblio.

Nel contemplare lo scatto, dimentica
l’invenzione che strozza
poesia
………………………………………………..  


Credits:
Cinzia Pedruzzi, Violazione, olio su tela, 70 x 80.
“Su una spiaggia abbandonata a sé stessa ho trovato questo legno che mi ha ispirato rabbia, tensione e preoccupazione per questo mare, questo ambiente negato, usurpato dall’uomo”.

Autodidatta sin da giovane, Cinzia Pedruzzi viene indirizzata alla scuola d’arte del maestro Ernesto Doneda da Brembate.
Sotto la sua guida perfeziona la tecnica della pittura ad olio, esprimendo uno stile figurativo moderno, paesaggi e nature morte. La ricerca delle forme la spinge allo studio del disegno e alla rappresentazione del corpo umano, dedicandosi successivamente al ritratto. Interessata allo studio dell’arte e curiosa di formarsi su nuove tecniche espressive, apprende la tecnica dell’affresco e la manipolazione plastica della materia, rappresentando in terracotta figure umane e busti. Insegna in corsi di disegno, pittura ad olio e manipolazione della terra.
Collabora per la realizzazione di corsi scuola con due amministrazioni locali. Ha partecipato a varie rassegne d’arte, mostre collettive e tenuto esposizioni personali in svariati centri culturali. Iscritta al Circolo Culturale Bergamasco dal 1997, partecipa alla collettiva annuale presso la sede di Bergamo.

Sito Web di Cinzia Pedruzzi

Pagina Instagram


https://www.intermezzorivista.it/

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Pubblicato da Diego Ghisleni

Nasce a Bergamo nell'agosto del '99. Qui frequenta il Liceo Scientifico, maturando presto un crescente distacco emotivo dalle materie d'indirizzo. In controtendenza rispetto al gran numero dei promessi ingegneri del suo ambiente, sceglie coraggiosamente di seguire la via della sua passione, iniziando a frequentare il corso di Lettere in Università Statale di Milano. Attualmente scrive per la rivista "Intermezzo", occupandosi di letteratura e critica letteraria.

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