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Il bisogno di scavare dentro sé. Melodia di porte che cigolano – Gisella Blanco

Che rumore fa l’insieme delle emozioni e delle sensazioni recondite in un essere umano? Se pensassimo alla varietà contradditoria di percezioni che ci compongono, probabilmente immagineremmo un suono così assordante da farci venire mal di testa.

Melodia di porte che cigolano è un esperimento di ricerca dentro sé e all’interno delle innumerevoli porte e sfaccettature che formano un essere umano nella sua interezza. Gisella Blanco mette insieme questa silloge di suoi componimenti vecchi e recenti che corrispondono a un itinerario complesso nel corpo e nella sua anima; nasce dal bisogno impellente di scavare dentro sé, scardinare le immense entrate della propria anima forgiata da sentimenti, nostalgie, pensieri, consapevolezze sedimentate e altre estirpate; intessuta di dolori da processare e di altri appena scoperti. Si potrebbe definire, la sua opera, come una sorta di enfasi della contraddittorietà estrema e intrinseca di ognuno di noi: è un tentativo di scoperchiare tutto ciò che è rimasto all’interno di una stanza chiusa a chiave, delimitata da una porta massiccia e pesante.

Il titolo, Melodia di porte che cigolano, è volutamente ossimorico ed è indicativo del principio fondamentale della raccolta: la scoperta di tutto ciò che si rintana nei luoghi più nascosti, nelle stanze più buie del corpo, l’unione di un’armonia e di fastidio. Il cigolio stridente è sintomo di una porta che fatica ad aprirsi: c’è bisogno di uno sforzo estremo ed amaro per denudarsi dinanzi a se stessi. La melodia è, invece, il processo finale di un percorso di redenzione e purificazione: è il suono dolce che proviene dall’osservazione interiore, la conoscenza di sé che sviscera ogni filamento di emozione e si rivela così intensa e ricca di meraviglia da produrre una catarsi personale.

Elargirò solo menzogne
– ogni illusione di realismo
sarà offesa
alla saggezza d’ideazione –
e resterà vostro diletto
– libero arbitrio
dovuto
fra uomini –
plasmarle
in mistero
o verità assolte
in calici d’onestà disinnescata.

La poesia della Blanco è scevra di ogni definizione totalizzante: accoglie dentro sé la moltitudine delle possibilità e delle alternative che le parole hanno il potere di offrire. La forza delle parole risiede proprio nella capacità di poter essere potenzialmente veicolo di ogni significato; la bellezza delle sue parole, tramutate in poesia, si concretizza nell’instaurazione di un filo conduttore tra l’autrice e il lettore, come se fosse stato costruito un vettore tra le parti, un canale utile a espandere la molteplicità del significato, a renderlo sempre più plasmabile e ricco di soggettività. La poesia è intesa come un insieme di parole da assaporare e gustare, nelle quali creare un varco e rintanarsi o appallottolarle, farle a pezzetti, piangerci su, oppure ancora buttarle via, scappare da loro a gambe levate.

La raccolta sembra delineare una ricerca filosofica e psicologica, che mette in atto la struttura essenziale dell’essere umano nella sua generalità, ponendo al centro una serie di riflessioni riguardanti temi complessi come l’amore, il dolore, la morte, le radici nostalgiche, i ricordi di luoghi perduti ma anche il bisogno di anelare prospettive lontane, delle idee future cariche di speranze. La costruzione di un canale tra il lettore che percepisce la totalità delle percezioni, che in un modo o nell’altro sente essere parte di sé, è sinonimo dell’idea di poesia veicolata dalla Blanco: una sorta di pianta benefica e salvifica che cresce e si evolve, la quale non rimane mai statica e si allontana da ogni tentativo di essere serrata in definizioni abneganti in virtù di una crescita continua, un rinnovamento di significato che riempie incessantemente.

La parola non segue un filo metrico preciso: è negazione di ogni chiusura e designazione precisa, ma apertura verso un’interpretazione libera: possiede in sé la possibilità di essere qualsiasi cosa. Tra la matassa di fili di emozioni intessute all’interno delle parole scritte da Gisella Blanco è tangibile la componente nostalgica. Vi è un elogio alla nostalgia e le emozioni astratte sono mischiate alla concretezza dello spazio: le sensazioni del passato, infatti, coincidono con l’atmosfera presente, annullando ogni tipo di concezione temporale e spaziale. Il cielo limpido e neutro porta l’odore dell’avventura, è carico di ardore e di attesa e preannuncia la sensazione di un affetto incombente; vi è una sovrapposizione di tempi passati all’interno del racconto, memorie di un’altra epoca si annidano nel corpo e agli angoli degli occhi tramite i quali si osserva l’incombenza del futuro: un’altra forma del tempo che si insinua nella pelle gravida di speranze.

Prima sera d’estate, maniche corte di pazienza, aria umida, cielo neutrale, odore d’avventura, attese e ardore, sensazione di abbracci, flussi di ricordi agli angoli degli occhi e un sospiro affannato di futuro.

Un ronzio delicato e costante di insetti e di progetti, la gola che si secca di troppe idee compresse e una sete implacabile di acqua fresca, limone

e nostalgia. Ci attende la febbre del tempo.


Gisella Blanco – Solo pensieri scomodi. Accomodatevi.
https://www.intermezzorivista.it/

Giorgia Pizzillo

Pubblicato da Giorgia Pizzillo

Nata il 31 agosto 1999 nella soleggiata Puglia, dove vive fino all'età di diciotto anni per poi trasferirsi a Bologna, spinta da un'irrefrenabile voglia di cambiamento. Appassionata di letteratura e amante della scrittura fin da piccola, decide di continuare il proprio percorso di studi iscrivendosi alla Facoltà di Lettere Moderne all'Alma Mater Studiorum di Bologna. Inizia a collaborare con L'Intermezzo nel 2020 occupandosi dell'ambito letterario.