Il referendum dello scettico

I cittadini sono stati sottoposti di recente a una scelta senza vie di mezzo: si o no, riguardo al taglio dei parlamentari che muovono le redini della vita politica del Paese. Trattandosi di Italiani, le eccezioni sono alla regola del giorno, quindi molte letture personali della partecipazione democratica hanno portato ad astenersi dal voto. Ma le condanne non ci piacciono: converrebbe piuttosto osservare dall’esterno i vari atteggiamenti che l’uomo comune, come un filosofo scettico, assume di fronte al mondo.

La fase preliminare della decisione

Per attuare un cambiamento nuovo, o per impedirlo, servono motivazioni valide sufficienti. La proposta politica ha dunque avviato una strategia di informazione volta a catturare sostenitori da una parte e dall’altra. Così, a partire da articoli, video su YouTube, post sui social, si arriva alle chiacchiere in famiglia e al bar, se ne discute per un po’ finchè ognuno giunge a convincersi che la propria tesi sia la migliore. Sarebbe interessante anche solo osservare come menti della stessa specie animale evoluta, giungano a conclusioni opposte davanti alla stessa domanda, consultando opinioni e teorie che provengono presumibilmente dalla stessa fonte: l’attualità.

Ed ecco qui il primo elemento che porta una persona qualsiasi a trasformarsi in un filosofo: il pensiero – e si spera che tutti arrivino a questo punto -. Ma a che cosa si rivolge questo pensiero? A seconda della risposta a questa domanda si indosseranno le vesti di concezioni filosofiche diverse. Mettiamoci per esempio nei panni dei greci antichi e proviamo ad entrare nel camerino di uno scettico: guardando l’immagine riflessa nello specchio la chiameremo apparenza. Possiamo definirci scettici se anche in un negozio o – di più – nell’intero mondo, continuiamo a vedere apparenze, dubitando di esserlo anche noi stessi. Nessun oggetto, per uno scettico, è reale, neanche un concetto vero, né una certezza assoluta. Dalla gente sentiamo soltanto opinioni, le cose potrebbero non esistere, perché noi abbiamo a che fare solo con la percezione di queste ultime. Niente garantisce che anche le sensazioni non siano un inganno o che le parole veicolino una qualche verità incontrovertibile.

Ora, come si può votare con questo atteggiamento? Lo spiegano gli scettici vissuti nel corso della storia che, avendo svelato i sentieri delle loro sinapsi, potrebbero rivelarci che alcuni sopravvissuti che si nascondono ancora tra noi…

L’accademico: presunzione di umiltà

L’immancabile fonte letteraria di Cicerone ci fornisce il modello di Arcesilao, uno scettico ante litteram che viene definito “accademico”, o “dogmatico negativo”. Egli sostiene che ogni affermazione si possa confutare con teorie opposte ugualmente plausibili, arrivando all’equipollenza cioè la constatazione dell’equilibrio di pro e contro. La sua ricerca, che si sviluppa attraverso la contrapposizione di argomenti, giunge a una semplice conclusione: non è possibile arrivare alla verità di una tesi.

Certamente l’acuto pensatore la domenica delle elezioni sarebbe rimasto sul divano a continuare la solita discussione con la moglie che vorrebbe solamente sentirsi dire ‘si, è bello quel vestito’, mentre cerca di ricordarsi i motivi del suo ‘si’ alla proposta di matrimonio. Per fortuna è un atteggiamento di vita che appartiene soltanto al quarto secolo avanti cristo. C’è da dire però che anche al tempo riceveva accuse di “apraxia”, ovvero di inerzia, inettitudine.

Il pirroniano: l’umiltà della serenità

Scettico in senso proprio del termine è Pirrone, di qualche anno successivo ad Arcesilao, che sviluppa la sua posizione attribuendogli un aspetto vantaggioso: l’atarassia. Con il termine “atarassia” si indica l’obiettivo principale di tutta la filosofia ellenestica, ovvero la tranquillità d’animo, in quanto si sottrae al caos del contrasto tra le apparenze del mondo. Anch’egli viene accusato di nullafacenza, ma viene difeso da Sesto Empirico nel I secolo avanti cristo, che mette in luce la differenza tra dogma e assenso.

Se Arcesilao sostiene il dogma che nulla sia certo, Pirrone non discute sull’aderenza o meno delle apparenze alla realtà, ma si concentra piuttosto del proprio rapporto con ciò che appare. Quindi il suggerimento morale che Sesto ricava da quest’ultimo è quello di aderire agli usi e ai costumi della società, essere coerenti con l’educazione ricevuta, ma di mantenere la consapevolezza che le scelte non sono motivate da credenze certe, bensì solo convenzionali.

Il pirroniano alle elezioni sarebbe andato a braccetto col gruppo di compaesani più numeroso, concedendo il suo diritto di voto a una causa persa in partenza: qualunque ne sia l’esito, è impossibile sapere se sia giusto o no. Aderisce ma non ci crede.

La speranza agostiniana: la soluzione dei politici

Secoli dopo la delineazione dell’atteggiamento filosofico scettico, torna in voga la discussione sul dubbio che nel IV secolo d.C. incontra l’opinione di Agostino D’Ippona. Egli difende a spada tratta la possibilità di giungere a una verità, in quanto è l’unica ‘fede’ che conferisce un senso alla ricerca. E in ciò già si assaggia la sua profonda religiosità. Senza prospettiva di arrivo, di verità, non conviene nemmeno iniziare la ricerca, che invece lo scettico conduce rassegnato all’eterno errare tra apparenze e opinioni, privo di solidi appigli.

Agostino sostiene che ci sono almeno due tipi di verità: quelle logiche, e quelle concrete. Sono verità logiche le espressioni disgiuntive, che assicurano l’esistenza di affermazioni vere. Celebre a questo proposito è la riflessione sul mondo, che o è uno o non lo è, o è vero o è falso, senza varianti. Anche le tautologie non possono essere discusse, come per esempio il fatto che il triangolo abbia tre lati. Le verità concrete si riferiscono invece al fatto che sia innegabile che le percezioni sensibili si avvertano, a prescindere dal loro contenuto, sia pure illusione o distorsione di qualcos’altro.

Con questi argomenti il filosofo cristiano guida lo scettico verso la luce di un qualche appiglio di certezza nell’ombra delle mere opinioni. Durante il referendum, l’approccio di Agostino potrebbe essere paragonato a quello dei politici, i quali credendo che la ricerca di verità abbia senso, si erigono a guide per condurre il popolo verso le certezze che hanno scoperto.

Le domande poste dalla realtà sono molte, gli inviti a cercare la verità diversi, i tentativi di risposta infiniti, le posizioni incerte. Ma noi tutti siamo unici. E possiamo scegliere quale atteggiamento assumere per vivere bene.

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Pubblicato da Anna Rivoltella

Innamorata della vita, mi piace riconoscerla e scoprirla in ogni incontro, e vederla attraverso il pensiero di grandi menti che hanno influenzato la nostra storia, per questo motivo studio filosofia. Sono del 2002 ma ho anticipato la scuola di un anno, come una premessa della fame di vivere che mi ritrovo, per paura di perdermi qualche istante di bellezza. Infatti scrivo per fissare alcune idee in modo chiaro e non perderle nel continuo caos di avvenimenti e pensieri. Dove e come io esista ha minore importanza, per ora studio alla Statale di Milano e abito a Bergamo, non so come definirmi perchè sono sempre alla ricerca di autenticità e forse questa è la mia migliore presentazione.