Intermezzo – Manifesto Online

Intermezzo, oggi, è una rivista culturale online curata da giovani personalità particolarmente sensibili al mantenimento di un discorso culturale attivo e approfondito all’interno della società. I redattori, scelti in merito al peculiare slancio delle proprie competenze, si propongono – così come la rivista nella totalità dei suoi collaboratori – di offrire contenuti meditati e connotati dalla dovuta possibilità di evolversi ed espandersi in tutta la pienezza del proprio potenziale. L’intermezzo si presta a coniugare le diverse branche del sapere, ponendole in un confronto parallelo, per snocciolare le questioni del nostro tempo. Indaga i diversi campi della cultura con particolare focalizzazione sulla letteratura. Non abbiamo intenzione di presentarci come una rivista che possiede e gestisce il sapere ultimo, né vogliamo mostrare i nostri testi come i detentori delle risposte ai quesiti più contorti dell’attualità. Piuttosto siamo mossi dall’urgenza di offrire un ampio ventaglio di interrogativi. Il nostro volere è infatti teso verso la spinta all’indagine e mosso dalla sollecitazione al quesito: chiedere, chiedersi, evolvere. Il nostro iniziale – nonché attuale – obbiettivo è quello di pubblicare e distribuire una rivista cartacea. Se vuoi conoscere la storia, le intenzioni e gli ideali dell’Intermezzo, questo è il nostro manifesto.

Cos’è questo Intermezzo? 

 “Cos’è questo Intermezzo?” diranno subito i miei astuti lettori, che di riviste e di manifesti ne hanno sfogliati e studiati fin troppi.    No, ragazzi, avete sbagliato. “Che cosa non è questo Intermezzo?” dovreste chiedere. È possibile raccontare una storia tracciando il suo negativo? Ha senso guardare il prequel di un film quando l’originale non è nemmeno stato girato? Ascoltare l’album d’esordio di un artista senza conoscere i suoi migliori successi? Prendere in considerazione che, prima della gallina e dell’uovo, probabilmente, esisteva anche un pollaio? Per spiegarvi il perché di queste assurde domande è meglio partire dall’inizio, o forse dovrei dire… ricominciare dalla fine.    “La fine”, all’alba del marzo 2020, era globalmente conosciuta con il nome di una pandemia. Ristoranti e locali spengono i fornelli senza sapere quando e se avrebbero mai potuto riaccenderli; persone smarrite fuggono goffamente verso la stazione, schiacciate dal peso di valige che seminano indumenti, neanche fossero personaggi di una fiaba; le strade di Milano si svuotano come un fiume in secca, nel giro di qualche ora. Insomma, il perfetto finale di stagione per una società senza respiro. E no, non sto facendo la parte del narratore onnisciente: noi eravamo proprio là in mezzo, a Milano, protagonisti della fine che si avvicinava. E, nella tempesta di incertezze che ci precipitò addosso, una domanda tra le tante faceva capolino nei i nostri pensieri, ostentando l’apparente assenza di una soluzione: “E adesso che cosa succede all’Intermezzo?”    L’Intermezzo doveva nascere come una rivista culturale cartacea interamente gestita da giovani autori, con il supporto di collaboratori esterni più esperti. Avremmo trattato principalmente di letteratura, dando spazio anche alla critica delle opere più disparate e alla pubblicazione degli inediti di poeti e prosatori emergenti. Di certo non avremmo trascurato il resto del sapere, scrivendo anche di cinema, arte, filosofia, scienza, storia, e molto altro, a patto di occuparcene con precisione. Ciascuno dei nostri redattori, nonostante la giovane età, sarebbe stato qualificato nel proprio settore di competenza, per l’esperienza personale o per la carriera di studi. In questo modo avremmo creato un punto d’incontro, un intermezzo tra i vari saperi, allo scopo di approfondire ogni questione con lo sguardo di molteplici punti di vista specializzati e, così facendo, di accompagnare auspicabilmente i nostri lettori al piacere della conoscenza. E senza dubbio avremmo anche soddisfatto il nostro desiderio di appagamento personale, sperando di raggiungere autonomamente degli importanti traguardi nel panorama culturale, a dispetto di quanti sostengano che serve avere i capelli bianchi per combinare qualcosa di buono.   La scelta del cartaceo poteva sembrare anacronistica. Perché intraprendere con tanta decisione una strada che si sarebbe potuta percorrere con molta più facilità online? Dopotutto esistono numerose realtà simili a quella che avevamo in mente, che adempiono in modo encomiabile la missione della divulgazione culturale, pur restando principalmente vincolati alla rete. Duplice la nostra risposta. Primo: non saremmo stati così folli da condurre davvero una crociata contro la letteratura online, né così presuntuosi da considerarla un antimodello o un pericolo da cui fuggire. Al contrario, eravamo convinti che il modo migliore per comunicare un messaggio fosse utilizzare il linguaggio più familiare a chi lo riceve. Per questo avremmo certamente creato anche un significativo apparato online a supporto del progetto principale, come solide fondamenta per il nostro castello. Che fosse di carte o meno, questo castello, lo avremmo scoperto solo provandoci. Ma sicuramente di carta voleva esserlo, e pure d’inchiostro.    In secondo luogo, infatti, l’Intermezzo di carta voleva essere prima di tutto un simbolo. Leggere articoli online, per la parte più occasionale del pubblico, rischia di diventare un’attività eccessivamente distratta e accidentale. Capita che pezzi notevoli e significativi vengano liquidati in un paio di minuti da lettori impazienti di saltare al prossimo click. Altre volte, all’inverso, accade che la serietà e l’esattezza dell’articolo stesso vengano sacrificate per qualche visualizzazione. Ponendoci noi come oggetto librario fisico, invece, speravamo di emergere concretamente da quegli schermi in cui tutto scorre e cambia e sparisce più velocemente di quanto Parmenide potesse mai prevedere. Speravamo, in una parola ambiziosa, di rimanere. Resistere nel tempo, insomma, come una lettura da consultare più di una volta, che facesse riscoprire a più persone il piacere, e perché no, anche la fatica di leggere senza distrazioni.    Ma come succede in questi casi, proprio quando hai raccolto il coraggio per lanciarti in una nuova avventura, arriva sempre una pandemia a rovinare la festa. E quindi adesso che cosa succede all’Intermezzo? Come potevamo diffondere una rivista di carta rimanendo chiusi in casa, o comunque rispettando i limiti di uno scenario inaspettato ed eccezionale? Dopo un primo periodo di assestamento ed esitazione ci siamo chiesti: è possibile raccontare una storia tracciando il suo negativo? Nascere come rivista esclusivamente online, in vista di una futura pubblicazione su carta? Stiamo per scoprirlo. In questi mesi inizieremo a pubblicare degli articoli culturali sul nostro sito e, quando arriverà il momento giusto, cercheremo di realizzare anche il nostro proposito iniziale.    E quindi si potrebbe dire che l’Intermezzo non è una rivista culturale online, ma che per il momento si presenterà come tale. Indosserà momentaneamente non una maschera ma un vestito diverso da quello che avevamo concepito. E presto potrà sfoggiare il suo abito migliore.    Nella speranza di rivedervi presto tra le pagine di un libro, vi auguriamo una buona lettura.

La Redazione


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