Una logica per vivere – La narrazione nella “Poetica” di Aristotele

narrazione

La logica della narrazione sottesa a ogni racconto

‘La Poetica’ è un’opera di Aristotele che vuole analizzare l’arte della narrazione nei suoi molteplici generi: la struttura logica sottesa a ogni racconto. Per comprendere lo sguardo che tale riflessione intende proporre, bisogna avvalersi di semplici concetti basilari che definiscono la tragedia, poiché è in essa che si sviluppa concretamente l’essenza delle narrazioni: l’imitazione di azioni reali.

La differenza sostanziale tra l’azione fattuale che accade nel mondo reale e quella descritta in un testo è l’interezza. Aristotele intende evidenziare che  ogni storia parla di un evento unitario, cioè dotato di inizio e fine assoluti. Significa che non esiste un ‘prima’ del “c’era una volta…” e nemmeno un ‘dopo’ rispetto al “…vissero felici e contenti”. Anzi, non ha proprio senso cercarlo. Nella vita quotidiana, invece, domandarsi le cause e le conseguenze di qualcosa è legittimo, tanto che se non si trova risposta, la si inventa. E cosa vuol dire darsi risposte se non narrare, cercare di dare alla propria vita la forma e l’interezza di un racconto?

Non bisogna dimenticare, inoltre, che il senso della narrazione è creato all’interno di essa, grazie alla sua struttura logica portante, basata su verosimiglianza e necessità. Uno dei due criteri che ogni narrazione rispetta è la verosimiglianza, cioè la coerenza interna che lega gli eventi in una parvenza di plausibilità, anche se non sono fisicamente possibili nello spazio concreto dominato da leggi fisiche. La necessità del racconto, invece, è tale per cui ogni evento descritto appare come la comprensibile premessa che giustifica il suo svolgimento, e si avverte solo conoscendo il finale. Il contenuto risulta un tutto, unico, finito, giustificato e sensato, per questo, chiuso ogni libro, finito ogni spettacolo, capita di esclamare dentro di sé  “Ecco perchè! Allora aveva senso!”. Nel finale si intuisce l’indispensabilità di ogni scelta fatta dall’autore dell’opera.

la peste Camus

Noi siamo la narrazione della nostra vita

Sarebbe interessante addentrarsi a fondo nell’analisi aristotelica, ma forse lo è ancor di più avvalercene per illuminare i sentieri più scuri che aggirano la pallida razionalità della mente. La logica della narrazione è infatti talmente sottile e fondamentale che si infiltra in ogni tessuto del pensiero e influenza così la nostra visione del mondo, senza avvertirci. Eppure è estremamente ingenuo pensare che un fatto appartenente al mondo soltanto, sia indirizzato per qualche motivo proprio a una certa persona, come se si trattasse di un racconto: gli eventi sono solo lettere di parole indecifrabili inviate nella posta del caos da un mittente sconosciuto con destinatario sbiadito.

Ma l’uomo è un essere narrativo per natura e da sempre imita ciò che accade nel mondo creando storie. Esse collegano l’interiorità indefinibile che cerca motivazioni per le sue domande, alla materialità dell’esterno mossa da cause fattuali. Le storie servono ad appropriarsi e ad accettare il mondo come un posto abitabile, per sentire che la vita che accade senza fornire spiegazioni appartiene davvero alla propria esistenza. E’ importante riconoscere che la narrazione proietta la sua logica su ogni contenuto narrativo e quindi stabilisce un inizio e una fine che veicolano un senso, per qualsiasi cosa si narri.

Un esempio è l’identità. L’Odissea può essere letta come il racconto ad opera di Ulisse di se stesso. Ma è l’eroe a raccontare la propria identità o è la narrazione a costruire l’idea di identità in cui Ulisse si riconosce? Il confine è labile, ma è certo che ogni evento del passato del protagonista è inserito nella sua storia solo perché funzionale al senso che egli vuole veicolare. Il problema è che a volte la struttura narrativa imprime le proprie regole che modificano quel senso.  Uno dei molti vantaggi comunque è il sentimento di comunanza tra individui che costruiscono la trama del mondo con le loro parole.

Si parla tanto di disuguaglianza, di ingiustizia, ad esempio tra chi vive in una villa lussuosa all’aperto e chi in un monolocale, soprattutto in un tale periodo di reclusione. Forse aiuterebbe ricordarsi che gli uomini sono tutti sulla stessa barca fatta di racconti, come tanti Ulisse che cercano la propria identità e raccontano la loro esperienza, per appropriarsi della vita e concepirla in una parvenza di senso. Come Penelope, tutti indaffarati a cucire e scucire, a ricordare e dimenticare, a incollare le foto di famiglia in un grande album tenuto saldo dalla narrazione, dalla condivisione e dalla memoria. Allo stesso modo, alla ricerca del giusto filo narrativo per legare la richiesta di giustificazione delle sofferenze, alle strade desolate e gli occhi lucidi durante la pandemia. Già Camus ne La Peste suggerisce che solo l’arte di raccontare ci può salvare e far sentire meno stranieri in questa realtà.

“Quanto al significato che potevano avere l’esilio e il desiderio di ricongiungimento, Rieux non ne sapeva nulla. Camminando sempre, urtato da ogni parte, interpellato, arrivava a poco a poco in vie meno ingombre, e pensava che non è importante che tali cose abbiano un significato o no, ma che bisogna soltanto vedere la risposta data alla speranza degli uomini”.

Continuiamo a raccontarcela, la nostra verità: è narrativa

A questo punto, la vita sembra essere la narrazione che ne facciamo, piuttosto che qualsiasi altra cosa che ci immaginiamo. Forse lo è, forse si inventano talmente tante trame che non si sa più riconoscere dove si intreccino con la verità. Forse si finisce per credere alla verità che si raccontiamo, o che viene narrata. Questo accade per la protagonista del film di Hitchkok, ‘Stage Fraight’. La bellissima attrice difende l’innocenza del suo intrigante amato che costruisce una rete di menzogne per nascondere l’omicidio appena commesso di nascosto. La geniale sceneggiatura mostra come alcune credenze spesso si fondino su delle narrazioni, che impongono la loro logica internamente coerente, necessaria e sensata, su degli avvenimenti che non hanno le medesime caratteristiche. Tali costruzioni narrative di credenze vengono demolite solo quando una testimonianza o una prova esterna si impone con evidenza.

Hitchcock

Aristotele avvia la riflessione mettendo alla luce la logica che sorregge la narrazione, stabilendo inizio, fine e svolgimento che identificano un tutto verosimile e giustificato dalla sua necessità. La domanda da porsi è: il senso che si riceve dalla lettura, è imposto dalla struttura narrativa o appartiene alla dimensione reale degli eventi? Alcune opere lasciano intendere che infondo basta raccontarsi la verità che si vuole, finché la narrazione non lascia spazio a qualcos’altro.


http://sentieridellamente.it/files/Poetica–testo-completo-.pdf

https://www.intermezzorivista.it/il-referendum-dello-scettico/

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Pubblicato da Anna Rivoltella

Innamorata della vita, mi piace riconoscerla e scoprirla in ogni incontro, e vederla attraverso il pensiero di grandi menti che hanno influenzato la nostra storia, per questo motivo studio filosofia. Sono del 2002 ma ho anticipato la scuola di un anno, come una premessa della fame di vivere che mi ritrovo, per paura di perdermi qualche istante di bellezza. Infatti scrivo per fissare alcune idee in modo chiaro e non perderle nel continuo caos di avvenimenti e pensieri. Dove e come io esista ha minore importanza, per ora studio alla Statale di Milano e abito a Bergamo, non so come definirmi perchè sono sempre alla ricerca di autenticità e forse questa è la mia migliore presentazione.