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NAYANAMA, IV – नयनम – Intervista a Federica Scaringello

C.R.:Cara Federica, grazie per averci concesso questa intervista. Leggendo la tua Lupa, si può denotare che vi sia un approccio all’ars poetica che conserva una sorta di simbolismo congenito nella stessa, convogliato in uno stile in medias res, nel mezzo degli eventi. Come mai questa scelta?  

Caro Carlo, sono io a doverti ringraziare. Le poesie che compongono Lupa sono tutte molto brevi. Nel ricercare l’essenzialità, ho cercato di mettere in dialogo una dimensione più simbolica, legata alla salienza intuitiva di determinate figure, e scenari quotidiani, che ho voluto descrivere con una lingua semplice e diretta, come brevi sequenze cinematografiche. La mia poesia è profondamente legata alla visione, alla costruzione di immagini.

C.R.: “Ora consegniamo le armi”, come dici. Di qui, la mia domanda: sigillare la vita nel verso, o resa all’evidenza dei fatti? E quindi, come mai Lupa?

Non sono in grado di rispondere in modo netto alla tua domanda. Di sicuro per me la scrittura è una forma di lotta, prima di tutto con sé stessi. Una lotta che porta ad un ascolto assoluto di sé e degli altri. Per quanto riguarda il titolo, le motivazioni sono diverse. Lupa come animale selvatico, inafferrabile, ma anche in grado di generare e proteggere, così come ci appare nel mito fondativo di Roma. Nell’antica Roma, inoltre, le prostitute venivano chiamate lupe, da cui il termine che designava i bordelli: le lupanare. Quindi c’è anche la dimensione della voracità. Mi interessava molto l’idea della fame in tutte le sue possibili accezioni. Dante, nel Purgatorio, nel descrivere una delle tre fiere che è appunto la lupa, la descrive come una belva dalla “fame sanza fine cupa”. Poi riflettendoci a posteriori, sono venuta a conoscenza di altri possibili riferimenti. Nel gergo marinaresco, ad esempio, la lupa è una nebbia densa che causa una scarsa visibilità e impedisce la navigazione. Uno spettacolo della natura pauroso e affascinante.

C.R.: Prendo i passi dalla domanda precedente: poesia come ermetismo, oppure come simbolo?

Né il simbolismo né l’ermetismo mi appartengono completamente, c’è però qualcosa di entrambi. Mi è capitato di utilizzare figure tratte da simbolismi precisi, preesistenti – ad esempio in una poesia ci sono i serpenti e le colombe, riferimento biblico. In altri casi, le apparizioni che costellano le mie poesie, si tratti di animali, oggetti o figure umane, le definirei come simboli provvisori, estemporanei: non si tratta di figure legate a tradizioni specifiche, o della costruzione di un ordine simbolico personale totalmente ordinato e codificato. Per quanto riguarda l’ermetismo, ne condivido il tentativo di giungere alla parola-mondo, alla feconda stratificazione di livelli di lettura nella singola parola.

C.R.: In Lupa, ci sono molti riferimenti all’amore, come rivendicazione di un diritto d’amare ogni istante vissuto, o da vivere. Convogliato tuttavia in una sorta di scarnificazione nel verso, come se questo ne mantenesse il dolore originario.Perché questa rastremazione all’essenziale nell’estetica del verso, nonostante l’amore che più disperante (perché disperato) si stende su ogni cosa?

L’amore non ha a che fare con la magniloquenza. Mi vengono in mente degli splendidi versi di Patrizia Cavalli in proposito: Mi tocchi o non mi tocchi,/mi abbracci o mi allontani./Il resto è per i pazzi. Il verso scarnificato è verso essenziale, riguarda la ricerca della precisione, della parola in poesia, del gesto in amore.

C.R.: Si percepisce un procedere che, in seconda lettura, si instaura per l’incedere senza tregua del tempo, e per la caducità di ogni amore che prima ammala e poi svanisce nell’eterno allontanarsi. Eppure, nella vaghezza estetica della parola, “non diremo / come siamo veramente”. Come ti poni innanzi a questo?

Non è l’amore a essere caduco, è il tempo a renderci tutti caduchi. L’amore è una delle forze in grado di attraversarlo. Non diremo come siamo veramente perché l’unica parola in grado di “dire come siamo veramente”, e quindi di restituire la nostra esperienza del tempo e dell’amore, è quella che non dice, che fa intuire un silenzio. Questo mi fa pensare a dei versi di un grande poeta che mi ossessiona da sempre, Milo De Angelis: In noi giungerà l’universo,/quel silenzio frontale dove eravamo/già stati.

C.R.: Nell’immobilità apparente e cristallina della vita, sia il respiro che la danza sono fondamentali in Lupa. Ci dici di più? Come si muove il tuo verso, sul trequarti dell’esistenza?  

La danza è stata ed è una parte fondamentale della mia vita e della mia formazione. La poesia, per me, è sempre una forma di danza, è movimento interiore. Ad accomunare danza e poesia, ancora una volta, è la costante ricerca della precisione. Simbolicamente, gli strumenti delle due discipline si assomigliano, un libro è una coreografia. In entrambi i casi, si tratta di traduzioni della vita, in cui il fiato ha importanza fondamentale. La poesia è un’apnea, una sospensione fatta di tensione corporea, totale.

C.R.: Ci congedi con dei testi dalla raccolta?

Certamente.

Sei qui per spaventarmi
la tua lingua è enorme nella mia bocca
divento un elisir
guardo il cielo
non vedo niente.

*

Il sapore del niente
in un giorno qualunque
morso
spicchio di luna
prova di povertà.

*

Vedi come ruota
il dolore
ti vuole
ti vede saltare.

*

Prima di dormire
sento lo scheletro
scricchiolare
la guerra delle cellule
è una danza.

(Lupa, CartaCanta edizioni, 2021)

Carlo Ragliani

Pubblicato da Carlo Ragliani

Carlo Ragliani (Monselice, 1992) vive a Candiana, studia presso l’ateneo ferrarese di giurisprudenza. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati su antologie e webzine letterarie tra cui “Inverso”, “Niedern Gasse”, “Poetarum Silva”, “Atelier” online, e tradotti in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti. Ha scritto nella rubrica Icone per “Carteggi Letterari”. Scrive per “Intermezzo” e per “Poesia del nostro tempo”. È redattore in “Laboratori Poesia”. Altri suoi interventi critici appaiono su Nazione Indiana, pubblicato ne La radice dell’inchiostro (ArgoLibri, 2021), e sul numero 100 di Atelier cartaceo. Ha pubblicato Lo stigma (Italic, 2019).

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