Dolcinbene – Poesie

Dolcinbene

La malinconia siede sul mio letto
iridi a svenare la notte in palpitanti aritmie.
Fruscia il silenzio sottopelle,
lo senti sul dorso calcareo delle unghie
vibrare di carne viva negli interstizi a picco
sulle tue voragini.
È buio compresso fermentato
urlo che pietrifica in memoria il nettare
dell’assenza.
E lei, lei
siede sul mio letto
e mi parla nella lingua delle lacrime
e m’incorona del suo sorriso
                      – autunno del mio.
Sono un tuo malocchio
un pulviscolo mesto condannato
ad impollinare con canti randagi le stelle:
in fondo, ho imparato da loro l’amore
per ciò che più non è.

*

Desertifico

v. tr. – balbettare una sopravvivenza
latente
sottintesa.

Per sommi capi,
sono un vuoto
itinerante.

Deser..

              ..ingordo mi fagocito.

*

In fondo alla maggese, denutrito
un rudere ammicca al viandante:

Se cerchi asilo, riposati all’ombra
delle mie spoglie
veglia con il respiro della ruggine
sulle notti che tardano a tacere.

Abitami.

Abita la paglia riarsa che fa da fondo al cielo
pelle polvere e briciole
Al vento che boccheggia tra le mie crepe
darai un nuovo nome
lo battezzerai nelle pozze sotto il tetto ferito

– Il mio sangue.

A svegliarti sarà un sole a metà
(l’unico che sorge ancora dentro di me).
Lo adorerai come il solo dio possibile
e come la madre che ti ha disconosciuto
ma mai dimenticato.

In fondo alla maggese
due ruderi ammiccano al viandante:
se cerchi asilo, resta abbandonato.

L’autore (anonimo)

Un giorno uno sconosciuto mi ha offerto un grammofono goffo e cigolante in cambio della mia radio hi-tech, ed è così che è nato Dolcinbene. Su di lui, vi basti sapere che è nome di giullare, un pensiero giramondo in groppa ad un cuore randagio. Poco conta che lo sconosciuto fossi io, io fossi io, la radio i miei versi e il grammofono quelli che spero di scrivere. Ciò che conta è che Dolcinbene sia io, e che io sia lui. 

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