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Premio Strega – Donatella Di Pietrantonio, “Borgo Sud” – Un pellegrinaggio nei ricordi

Finalista al Premio Strega 2020, Borgo Sud, edito da Einaudi, è l’ultimo romanzo di Donatella di Pierantonio. In esso l’autrice mette in scena frammenti sparsi di una vita, che viene ricostruita «a piccoli passi», mediante una costante forzatura del presente verso un passato che ritorna, nella misura del ricordo.

La trama

L’intera narrazione si focalizza sul punto di vista univoco di una narratrice che, reduce da un matrimonio fallito, ha lasciato la piccola città abruzzese in cui è nata e cresciuta, scrigno dei suoi ricordi d’infanzia, per insegnare all’università di Grenoble. È una telefonata, in una mattina apparentemente normale, a rompere quell’equilibrio precario costruito a fatica: una grave emergenza, legata a sua sorella Adriana, la richiama a casa. 

Dal punto di vista temporale il romanzo si svolge in pochi giorni: nel tragitto fino a casa, conseguente alla chiamata, nel viaggio in treno, nell’arrivo in Hotel e all’ospedale. Il ritorno in quella terra, tanto amata e tanto odiata, riporta alla mente della protagonista ricordi scomposti di un nucleo di affetti dolci e amari. Il suo rapporto, di amore e odio con Adriana emerge come preponderante, ma sullo sfondo si collocano eventi capaci di guidare il lettore in una costante presa di coscienza di tutti quegli snodi, causali e motivazionali, che hanno portato al presente. 

Il romanzo è costruito con uno stratagemma narrativo che non prevede concordanze tra fabula e intreccio, caratterizzato da una continua prolessi che riporta il lettore alla giovinezza delle sorelle, ricostruendo, capitolo dopo capitolo, quei momenti essenziali alla comprensione della tanto attesa conclusione. Grazie alla padronanza che l’autrice dimostra avere di ogni quadro temporale, la coerenza del racconto non viene mai infranta, e ogni ricordo contribuisce a delineare il senso complessivo del presente. Il senso del racconto viene quindi manifestato solamente al termine della lettura: il fruitore è spinto, in quel momento, a guardare la vita della protagonista dagli occhi del suo esito, a percepire il senso di ogni azione e il contenuto di ogni emozione che, fin dalla prima riga, l’interiorità della protagonista esperisce.

La centralità del ricordo

Il vero protagonista del romanzo sembra essere il ricordo. Esso guida la narrazione, definisce il punto di vista interno della protagonista, costruisce il suo personaggio in relazione alle sue azioni passate, permette al fruitore di conoscerla davvero, esplorando la sua mente dall’interno e riconoscendo le sue emozioni per come sono, e non per come vengono raccontate. Il ricordo guida il lettore verso l’interiorità dei personaggi, il che non lo rende solo uno spettatore della vicenda, ma un vero e proprio esploratore della mente e dell’interiorità della donna.

Possiamo delineare, analizzando la fenomenologia del ricordo, tre forme principali alle quali tale atto, tipico della struttura umana, si articola. In primo luogo possiamo pensare alla “parola ricordo”, usata per dire qualcosa che abbiamo imparato tempo fa ed ora è stabile possesso delle nostre cognizioni, anche se non sappiamo come l’abbiamo imparata; vi è poi un ricordo che fa da sfondo al presente e che percepiamo quando, talvolta, ci capita di trovare le cose “familiari”; infine, troviamo un ricordo che assume una forma narrativa, che prende vita dal prefisso “ti ricordi quella volta che…”, che precede la narrazione.

In Borgo Sud l’autrice impone al suo lettore una regola immaginativa: tutte le volte che la protagonista si trova a ricordare, trasforma il ricordo da implicito a esplicito, fa si che tale atto non sia soltanto una sensazione di familiarità o un possesso cognitivo ma diventi un recupero esplicito del passato. Delle tre forme sopra citata è solo la terza ad assumere la forma di un vero e proprio “dislocamento temporale”, di una scissione tra un presente in cui la protagonista si trova, scandito dal viaggio verso la sua terra d’infanzia e nella notte passata nell’hotel e un passato in cui era, definito dal rapporto con Adriana, con i genitori e con l’ex marito Piero. 

Nel romanzo il ricordo si esprime come tale solo quando assume la forma esplicita di un rimando, quando si dimostra abile e capace nel creare una frattura tra presente e passato, costringendo il punto di vista dominante a rivolgere lo sguardo verso un tempo che è stato. Il ricordo nella terza accezione crea la storia, e costringe sia il lettore che la protagonista a cambiare la scena temporale, portando la donna a riflettere su come la persona che è nell’ora esiste perché in un tempo precedente si sono realizzati determinati scenari.  

La narrazione ha dunque una tendenza a diventare ricordo in senso esplicito, ma tale meccanismo non è immediato. Il ricordo non emerge semplicemente da sé ma necessita di qualcosa che, nel presente, costringa a ricordare. Se ipoteticamente la protagonista non avesse mai ricevuto quella telefonata, allora tale forzatura non si sarebbe delineata come necessaria: la sconvolgente notizia porta a vincere l’inerzia del presente per tornare con la mente di un passato che è privo di una forza autonoma.

I ricordi non sono in nostro potere, posso solo creare delle situazioni che ci portino a farlo: abbiamo bisogno di ritrovare qualcosa nel passato per capire cosa accadrà nel futuro. Questo punto è essenziale per comprendere quale significato, nel romanzo, abbiano i ricordi: ci deve essere qualcosa nel presente che  dispone nell’atteggiamento del voler ricordare. A costringerci verso questa fatica è la constatazione che in qualche modo la vita e il tempo si siano bloccati e che si sia precipitati in una continua ripetizione senza progresso, senza che vi sia una svolta e una continuità dell’agire.

La vita della protagonista a Grenoble, lontano dalla sua terra d’origine non è spiacevole né infelice. Ma è profondamente statica, senza alcuna svolta. La cittadina in cui vive è quasi idilliaca, le lezioni all’università si susseguono giorno dopo giorno, come le sue attività giornaliere. Con il suo vicino di casa Christophe, c’è un intesa e un attrazione costante ma senza sviluppo. Da anni vive in un angolo di paradiso, ma nulla cambia o progredisce: il suo tempo è bloccato. L’inattesa telefonata, in una mattina come le altre, rompe l’equilibrio e riporta la donna a Borgo Sud. La cittadina d’infanzia è allegoria di un passato da cui è lontana e di cui non pensava, fino a quel momento, di avere bisogno: la sua esistenza si visualizza ora come collegata e inscindibile da quella della sorella Adriana. Il tempo da quel momento ritrova una linearità e la forzatura verso al passato le permette di visualizzare con più chiarezza il suo futuro, sottinteso dal finale dell’opera.  

Mi trovavo non così lontano da casa mia, eppure era tutto diverso, un mondo a parte. Di là avevo lasciato un piccolo libro aperto sulle poesie che amavo, un seminario da preparare, un ordine stabilito; qui, dove Adriana mi aveva portato, la vita sembrava più vera, scandalosa e pulsante. Ne ero attratta e spaventata allo stesso tempo.

Adriana e la sorella: quando l’opposto è anche complementare

Il flusso di ricordi messo in atto dalla protagonista rende possibile un’intensa e toccante comprensione delle dinamiche umane che hanno caratterizzato la sua vita. In particolare, coprotagonista indiscussa e indelebile è la sorella Adriana. Del loro rapporto, filtrato dall’emotività della voce narrante, riusciamo a percepire la polarità: le due sorelle sono opposte ma allo stesso tempo complementari. Pur essendo limitate e avversate l’una dall’altra non possono esistere da sole: in Adriana la protagonista trova, nelle ultime sue righe una ragion d’essere e un fondamento costitutivo.

« Con Adriana almeno eravamo pari, abbandonate a noi stesse, sole nel mondo, sorelle. Litigavamo per la radio accesa mentre studiavo, la finestra che lei voleva aperta e io chiusa, i suoi orari di rientro. Per ognuna di noi restava la certezza dell’altra al fondo del dolore che non ci siamo mai confessate »

In filosofia la polarità è descritta come «l’espressione del rapporto di reciproca dipendenza di due elementi contrapposti» e il Taoismo (filosofia cinese) la esemplifica attraverso «il tao», ossia l’unità di poli opposti (lo ying e lo yang). Le due sorelle sembrano esemplificare questi concetti in una prospettiva soggettivata e intima, delineando un punto di vista preciso sulle relazioni sociali e umane.

La narratrice, rappresenta un ipotetico Ying, un polo positivo, fatto di responsabilità e buonsenso. Eccellente negli studi è diventata docente universitaria, occupazione grazie alla quale può vivere come donna indipendente. È lei ad affrontare in prima linea la malattia della madre, ad assisterla nonostante le critiche e le frustrazioni arrecatale fin dalla giovinezza. A lei non appartiene un linguaggio dialettale e popolare, ma alto, ordinato e pulito: raramente si sporca con le imprecazioni e se lo fa, il suo ricordo sembra essere collegato con un sentimento di vergogna e insoddisfazione. Lascia la sua città d’origine, un borgo di pescatori e di vita popolare per la vita accademica, in un piccolo borgo ai piedi delle montagne Francesi.

Adriana rappresenta invece lo Yang, un polo negativo, è incuranza e spavalda spensieratezza. Il suo aspetto e la sua esteriorità ricalcano spesso un animo ribelle, incline ad infrangere le regole per il gusto di farlo. Non è indipendente ma ha un inconscio bisogno di dipendere da qualcuno, qualcuno su cui appoggiarsi e su cui scaricare un indomita rabbia. Prima la sorella, dalla quale si trasferisce insieme al figlio Vincenzo, poi da Rafael, pescatore violento e senza prospettive. La voce narrante la descrive sempre, anche con il passare degli anni, come una creatura imprevedibile e senza freni. A lei appartiene al contrario, un linguaggio popolare e dialettale. Nel microcosmo di Borgo Sud si trova perfettamente suo agio, è conosciuta dai pescatori e dalle loro mogli, che la accolgono e sembrano proteggerla, come un branco con i suoi cuccioli.

Riflettendo sulle due identità che si delineano nel racconto emerge (forse volutamente) come le due sorelle esprimano due mondi opposti, che però non collidono, ma si fondono. Il senso del romanzo si realizza nelle sue ultime pagine, nella paura della protagonista di perdere sua sorella per sempre. Il suo ritorno a Borgo sud è un pellegrinaggio narrativo, un « viaggio della speranza » nella memoria, che porta alla consapevolezza di tale polarità e orienta la vita della protagonista verso un futuro dove ha finalmente fatto pace con il passato.

La potenza dei ricordi

Donatella di Pietrantonio si candida alla vittoria del Premio Strega con un libro capace di ricalcare un esperienza di vita nella sua forma più autentica: quella del ricordo. Lo sguardo della protagonista si sovrappone al nostro con un magistrale esercizio di coerenza immaginativa, permettendoci di comprendere a pieno come ogni azione trovi una giustificazione esemplare nelle emozioni che lo provocano. L’uso del ricordo e dei flashback ci permette di trovare la strada e di orientarci verso il futuro esattamente come la voce narrante: arrivati ad un certo snodo la vicenda si conclude perché non è più necessario il ricordo. Guardando a ritroso la propria vita, analizzando tutti gli snodi, le cause e gli effetti, la protagonista arriva all’esito, ad un finale che è la tappa conclusiva di un percorso psicologioco-spirituale necessario: venire a patti con il passato per essere finalmente liberi di guardare al futuro.


Bibliografia
La riflessione sul ricordo prende le sue radici dalle lezioni del prof essor Paolo Spinicci (Università degli Studi di Milano) e dal suo saggio «Itaca, Infine»

Francesca Manzoni

Pubblicato da Francesca Manzoni

Classe 1999, sono nata e cresciuta a Bergamo dove mi sono diplomata presso il liceo scientifico L. Mascheroni. Dal 2018 ho intrapreso gli studi di Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano. Nonostante un profondo legame con la letteratura coltivo da sempre un insaziabile sete di conoscenza per ciò che concerne il mondo del cinema, con l’obbiettivo di spingermi oltre le apparenze.