“Questa sospensione sostituisce l’eternità”- in onore del Poeta Carlo Bordini

È profondo il lutto per il poeta Carlo Bordini (Roma, 1938) spentosi nella notte del 10 Novembre. Militante Trotskista negli anni sessanta, e poi insegnante di storia moderna presso il Dipartimento di Studi storici dell’università di Roma La Sapienza – dove si è specializzato nella storia della Corsica nel XVIII secolo e in storia della famiglia e dell’amore – lascia a noi tutti una significante eredità, non solo poetica ma culturale. Dalla sua poesia – che può essere definita narrativa – emergono le tracce di una influenza da parte di certe opere di Eliot, Gozzano, e in modo particolare da Apollinaire.

La produzione poetica di Bordini vede la luce a partire dal 1975 con un’opera ciclostilata in proprio: “Strana categoria”. A seguire: “Poesie leggere” (Barbablu, 1981); “Strategia” ( Savelli, 1981); “Pericolo” (Aelia Laelia,1984); “Mangiare” (Empirìa, 1995); “Polvere” (Empirìa, 1999) illustrato poi nello stesso anno in due volumi in folio dalla pittrice Rosa Foschi; “Pericolo – poesie 1975-2004″ (in antologia, Manni, 2004); “Purpureo Nettare”, Alla pasticceria del pesce, 2006 (con acquarelli di Rosa Foschi); “Poema inutile” (con disegni di Rosa Foschi – Empirìa, 2007); “Sasso” (Scheiwiller, 2008). Nel 2010 l’editore Luca Sossella ha pubblicato una raccolta completa della sua opera poetica aggiornata al 2010: Carlo Bordini – “I costruttori di vulcani.Tutte le poesie 1975-2010“.

le sue pubblicazioni in prosa sono: “Pezzi di ricambio (racconti e frammenti)“, Empirìa 2003; “Manuale di autodistruzione“, Fazi 1998 – 2004; “Gustavo – una malattia mentale“, Avagliano 2006.
I diritti inumani ed altre storie“, La camera verde, 2009.

Ha pubblicato inoltre nel 2009: “Non è un gioco – Appunti di viaggio sulla poesia in America Latina“(Sossella)

Ha curato, con Antonio Veneziani, “Dal fondo, la poesia dei marginali”, Savelli, 1978, Avagliano 2007. E con Andrea Di Consoli, “Renault 4 – Scrittori a Roma prima della morte di Moro”, Avagliano 2007.


Per onorarne la memoria e l’operato intellettuale riportiamo qui alcuni suoi versi.

SASSO

Questa indulgenza che gli uomini si concedono col sonno
non assomiglia all’abbandono della morte?
una piccola morte un po’ anticipata, un breve riposo,
Questo goloso anticipo della morte,
così questo rammendare piccole cose porta le cose migliori,
le più femminee,
queste cose femminee
e non ha importanza la reliquia come oscuro residuo
scrivo questo per dire che la morte e il sonno sono simili,
ovviamente, of course,
ma soprattutto che mi sono ugualmente cari,
e in questo atonale abbandono simile a legno di violino,
quando ancora non è stato percosso dall’arco,
e la vita e insieme ancora la non-nascita
e la morte del feto già vecchio
oh come roco il respiro
come torpido scorre il tuo sangue

*

MICROFRATTURE

L’idea della catastrofe, una catastrofe silenziosa,
appena avvertita, ma inevitabile.
Oppure le microfratture psichiche,
le microfratture di un’anima.
La mia anima è piena di
microfratture. Sono i piccoli traumi nascosti,
dimenticati, che tornano ogni tanto, quando l’anima è sotto sforzo,
quando non te ne accorgi. Dentro sono franato tutto. Non me ne accorgo,
ma lo sono. Magari quando attraversi una strada e un rumore ti fa rabbrividire,
quando tremi alla pronuncia di un nome, quando
hai un improvviso soprassalto di insicurezza. Le microfratture
sono le telefonate e gli appuntamenti che ti snervano,
improvvisamente,
l’andare in una stanza e chiedersi: che ci sto a fare,
ecc. ecc.
tutto un elenco dei nervosismi, dei soprassalti, delle cose che ti feriscono,
e le minuzie che ti snervano, ecc ecc
il cervello che funziona troppo,

*

SUICIDIO

Nulla di ciò che è vivo mi interesserà
Sarà come non essere mai nato
Che è il mio sogno di sempre
Non ricorderò nulla.
Non ricorderò nemmeno di essere morto
Non saprò mai di essere stato vivo
E non saprò
Di averti amata
Gli altri si meraviglieranno
Si chiederanno perché.
Non capiranno.
Se sarò bravo
non mi accorgerò nemmeno del passaggio
Non ricorderò nemmeno di aver scritto questa poesia

*

POLVERE

Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,
e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.
Ciò che si perde è irrecuperabile, e se lo si recupera esso
è ormai disperso, non rientra più nell’ordine prestabilito
delle cose. Sono contento
se di me non rimane che un lieve
involucro. Ho perso
molto. In questa levità,
ciò che più importa è l’assenza di acuti,
che tutto sia tondo e raccolto. Basta
questo. Tutto ciò che è devastato può divenire rotondo,
ancora rotondo. Come un vaso. E’ ancora possibile.
La polvere può essere recuperata. La polvere era una volta
detriti. Ora la polvere non è detriti,
è lenta friabile. La polvere
è un po’ meno, ma può essere
tenuta insieme. Le ferite
possono diventare polvere, raccolta
e conchiusa. Sono contento
di non capire le cose. La loro
ragione. Vi sono cose che ignoro, e sono
contento. Appaiono come misteri,
tranquille. Ad esempio,
la ragazza che incontro sempre, mi ama
o no? Non lo so. Sono contento
di non saperlo. Sono contento di non sapere
se l’amo, o meglio, so che non l’amo, che potrei
amarla; sono contento
di non sapere se avrei potuto amarla. Questo mistero
mi rassicura più del suo amore.
E’ bello non sapere. Non sapere, ad esempio,
quanto vivrò,
o quanto vivrà la terra.
Questa sospensione
sostituisce l’eternità.

(da Carlo Bordini, I costruttori di
vulcani – Tutte le poesie 1975-2010, Luca Sossella editore, 2010)

 

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