Tra Jojo Rabbit e Pascoli: il fanciullino che può salvare il mondo

Prendiamo in analisi « ET l’extraterrestre » e « Il bambino col pigiama a righe ». Apparentemente queste due pellicole non hanno nulla in comune: la prima è un fantasy americano, incentrato sulla rocambolesca amicizia tra un ragazzo e un extraterrestre che ha smarrito la strada di casa, il secondo è la toccante storia di un’amicizia ai confini di un campo di concentramento, tra due bambini, uno deportato di origine ebrea e l’altro tedesco. 

Superando però l’apparente inconciliabilità delle pellicole, riusciamo a scorgere, esplorando le profondità contenutistiche della trama, un nodo comune alla base di entrambi i racconti: l’universale potere espressivo dell’innocenza.

Nel 2019 la 20th Century Fox ha riesumato questo “nodo” producendo una pellicola estremamente interessante: JOJO Rabbit. Dalla regia di Taika Waititi il film ha ricevuto sei candidature agli Oscar nel 2020, aggiudicandosi la migliore sceneggiatura non originale. 

Jojo Rabbit: la riscoperta dell’innocenza

Acclamato da pubblico e critica il film racconta la tragicomica storia di Johannes “Jojo” Betzler, bambino di 10 anni che vive nella Germania nazista degli anni ‘40. Nel pieno della seconda guerra mondiale cerca la sua identità attraverso un amico immaginario, una burlesca caricatura di Hitler, che fomenta il suo spirito indicandogli quella che, per la società del tempo, era la retta via. 

Locandina del film “JoJo Rabbit” di Taika Waititi

In questa pellicola Hitler incarna, allegoricamente, l’ideologia imposta dalla società, ciò che, a prescindere dalla morale, è considerato corretto e va perseguito senza scrupoli. Il personaggio, che vive solo nella mente del bambino, è il risultato di un indottrinamento conciso e mirato, basato sull’odio nei confronti della comunità ebraica. 

A Jojo, come da copione, è stato insegnato che la “razza ariana” è la più civilizzata, al contrario di quella ebrea che è invece il risultato dell’accoppiamento tra uomini e pesci. Gli ebrei, nell’immaginario del bambino sono creature demoniache, solo apparentemente innocue, non più uomini ma animali dotati di corna e squame.

La percezione del mondo è spinta al limite del surreale e inganna lo spettatore indirizzandolo verso un approccio comico dell’intera vicenda. La tendenza alla risata, ricercata sapientemente nella prima parte della pellicola, viene interrotta bruscamente, quando il protagonista prende coscienza di una realtà sconcertante: sua madre, Rosa, nasconde nella loro casa Elsa, una giovane ragazza ebrea.

Il contatto diretto con la ragazza, seguito dalla straziante visione dei corpi degli oppositori politici esposti nella piazza della città e dalle filosofiche riflessioni della madre, portano il giovane protagonista a mettere in discussione il suo religioso credo nazista. Tutto ciò in cui Jojo ha sempre creduto inizia a sgretolarsi velocemente sotto i suoi occhi: al crollare della civiltà crollano anche le convinzioni con cui questo giovane tedesco è cresciuto. 

« Il Fanciullino » di Giovanni Pascoli

La pellicola focalizza la sua attenzione sulla figura del bambino, o “fanciullino”, rappresentato da Jojo Rabbit.  Non solo il cinema, ma anche la letteratura ha più volte proposto e ampliato l’enorme potere espressivo evocato dall’ingenuità e dalla purezza infantile. Ne sono esempi celebri Charles Dickens, Mark Twain e Italo Calvino, che incentra “Il sentiero dei nidi di ragno” sulla storia di Pin, un bimbo di soli dieci anni.

A stabilire, con rigore, una poetica a riguardo è però Giovanni Pascoli, con una delle sue opere prime: “Il fanciullino” (1897). In essa si prefigge di teorizzare un ampia riflessione sulla natura del binomio poeta/poesia. L’autore afferma che all’interno di ogni uomo è presente un fanciullino, dominante durante l’infanzia ma recuperato solamente negli anni della vecchiaia. Nell’età adulta, gli uomini “occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita” reprimono il fanciullino che vive dentro di loro, ignorandone la voce. 

Il poeta è per Pascoli colui che non frena la voce di tale fanciullino, permettendogli di esprimersi attraverso l’arte della poetica. La visione del mondo espressa da questi uomini rispecchia l’espressione di quella parte della nostra anima che normalmente nell’età adulta viene repressa. È una visione ingenua e innocente, capace di emozionarsi con genuinità e di stabilire relazioni e legami inaspettati usando l’immaginazione per comprendere l’armonia del mondo. 

Il fanciullino esprime dunque una visone autentica della realtà, libera dal pregiudizio, dalla violenza e dell’odio. Compito del poeta è quello di risvegliare nell’animo di ogni uomo, tale fanciullino, riportando cosi ad una visione più essenziale del mondo e della vita.

Come Pascoli può spiegarci JoJo Rabbit

La poetica del fanciullino si sovrappone quasi totalmente alla morale che JoJo Rabbit esplica; il protagonista è il fanciullino, ed è proprio questa parte del suo essere la chiave della sua realizzazione come uomo. Mentre attorno a lui tutto il mondo è logorato da convinzioni inesatte, JoJo riesce a coltivare una propria coscienza critica del mondo.

La repressione del fanciullino

La maggior parte dei personaggi presenti nelle diverse sequenze percepiscono il mondo in maniera estremamente razionale. Lo spettatore, conoscendo la verità degli orrori nazisti, li classifica spontaneamente come “personaggi folli”. Loro stessi però percepiscono tali ideologie come frutto di un pensiero logico e sensato. I generali con i quali JoJo si confronta e i giovani, che si preparano per difendere l’onore del Führer, accettano come tale le verità imposta dal regime.

In tale senso essi si presentano come estremamente razionali, perché a loro è stata insegnata una sola realtà possibile, non vedono e non conoscono alternative, o se le conoscono hanno paura di perseguirle. Sono uomini che hanno smesso di ascoltare il fanciullino che è in loro; l’indottrinamento a cui sono stati sottoposti li ha manipolati, costringendoli inconsciamente a reprimere quella parte irrazionale capace di vedere il mondo nella sua forma reale.

La poeticità della madre di JOJO

Sulla scena si inseriscono anche personaggi che non hanno mai smesso di ascoltare questo fanciullino: ne è innegabilmente simbolo la madre di Jojo, Rosa. La presenza in lei di questa voce rende il suo personaggio poetico, teatrale e a tratti giocoso nel suo contatto diretto con il figlio.

Cosciente delle atrocità che la circondano non smette mai di coltivare la bellezza del mondo, dando libero sfogo all’immaginazione, comprendendo il significato nascosto delle cose e lottando segretamente contro il regime. In lei il fanciullino è sopravvissuto, ed è proprio la sua impossibilità ad arrendersi a renderla speciale, poetica. 

Rosa (Scarlett Johansson) e Jojo (Roman Griffin Davis) in una sequenza del film
“Jojo Rabbit”

Il viaggio interiore di Jojo

Infine, al centro della vicenda narrata troviamo JoJo nel pieno della transizione che da bambino lo porterà a diventare un giovane uomo. Nella sua interiorità combattono due visioni opposte della realtà che cercano di imporsi mettendo in scena un costante dualismo. Da un lato troviamo Hitler, fedele amico immaginario e portavoce della “ragione comune”. Con decisione lo fomenta, esortandolo ad abbandonare la puerizia per diventare un « uomo tedesco »; il suo obiettivo è soffocare definitivamente la voce fanciullesca che vive dentro di lui.

Dall’altro troviamo invece il binomio Rosa / Elsa che stimolano una visione diversa della realtà, meno razionale e più emotiva, connessa con la natura delle cose. L’obiettivo di Rosa e di Elsa diventa quello di stimolare nel giovane JoJo emozioni nuove, libere dal pregiudizio e dagli ideali con i quali è cresciuto. Solo loro possono mostrare al protagonista la realtà, fornendogli gli strumenti adatti ad affrontare le crudeltà e le sofferenze che la vita gli presenterà a breve. Rosa ed Elsa donano a Jojo gli elementi fondamentali per crescere come « uomo nuovo », per sopravvivere ad un infanzia che gli è stata sottratta crudelmente da una società che imponeva di crescere troppo velocemente.  

Una sequenza dal film « Jojo Rabbit »

Il fanciullino che può salvare il mondo

Pascoli riesce a fornirci la perfetta chiave di interpretazione dell’intera vicenda narrata. In qualche modo JoJo rappresenta concretamente un messaggio di speranza, non solo per la generazione in cui vive, ma anche per quelle a venire.

Il protagonista è l’uomo del futuro, un bimbo destinato alla ricerca di una verità reale e non più apparente. L’uomo nuovo ha combattuto contro tutto ciò che voleva spegnere la sua luce e la voce del suo “fanciullino”. Vincendo ha scacciato, ucciso e demolito il male dentro di lui: l’immaginario e rocambolesco Hitler è morto restituendo il suo io alla verità. 

Ognuno di noi è in qualche modo Jojo: in situazioni, contesti e condizioni differenti ci troviamo a dover decidere, a scegliere se accettare la società e il mondo per quello che è o provare a cambiarlo. Ogni volta che lottiamo per un ideale giusto scegliendo la via meno consueta, alimentiamo il fanciullino che sempre vive dentro di noi, diventando un pò più simili al nostro protagonista.

Proprio per questo motivo Jojo Rabbit, in una visione che può apparire come decontestualizzata o addirittura estrema, può aprire il film a orizzonti più grandi. Nel suo piccolo, scegliendo di amare, di ascoltare « le farfalle nello stomaco » o le palpitazioni del suo cuore, Jojo ascolta se stesso, e sceglie così la sua strada e non quella di qualcun’altro.

E se fosse proprio questa la chiave per riportare luce al mondo ? Forse, lasciando al fanciullino lo spazio che merita, seguendo la nostra via, saremo un giorno come JoJo: « uomini nuovi », migliori.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Jojo_Rabbit

https://www.intermezzorivista.it

Francesca Manzoni

Pubblicato da Francesca Manzoni

Classe 1999, sono nata e cresciuta a Bergamo dove mi sono diplomata presso il liceo scientifico L. Mascheroni. Dal 2018 ho intrapreso gli studi di Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano. Nonostante un profondo legame con la letteratura coltivo da sempre un insaziabile sete di conoscenza per ciò che concerne il mondo del cinema, con l’obbiettivo di spingermi oltre le apparenze.